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Le false banconote scambiate durante la truffa

Le false banconote scambiate durante la truffa

Truffa da 480mila euro per ristrutturare un castello, individuato il capo della banda

Il raggiro avvenne lo scorso mese di agosto in un hotel in zona Monte Mario a danno di un cittadino tedesco

Si erano finti interessati a finanziare un progetto di ristrutturazione di un castello in Germania e con la tecnica della truffa cosidetta “Rip deal” si erano impossessati della somma di 480.000 euro scambiandola con altrettante banconote tutte riportanti la scritta fac simile. E’ accaduto all’interno di un lussuoso albergo della capitale in zona Monte Mario nel settembre scorso. 

La truffa del castello da restaurare 

Ad avviare le indagini, dietro denuncia di un cittadino tedesco gli agenti del commissariato Viminale che, nella immediatezza dei fatti erano riusciti ad identificare e denunciare in stato di libertà 5 persone e a recuperare la somma di 255.000. Le indagini successive, oltre a ricostruire minuziosamente la dinamica dei fatti, hanno portato gli investigatori del commissariato Viminale, coadiuvato dalla Squadra Mobile di Milano ad eseguire un’ordinanza di applicazione della misura cautelare dell’obbligo di dimora e dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria emesso dal Giudice delle Indagini Preliminari del Tribunale di Roma nei confronti di altri 3 componenti della banda: un 41enne, un 61enne e un 23enne, tutti di etnia serba.     

I primi due sono stati rintracciati da personale della Squadra Mobile di Milano nelle loro rispettive abitazioni, mentre al 23enne la misura cautelare è stata notificata presso il carcere di Rebibbia dove si trova attualmente recluso in attesa di estradizione. 

Quest’ultimo infatti è ritenuto, dalle autorità inglesi, il capo del gruppo criminale autore del furto di gioielli di ingente valore commesso alla fine del 2019 presso l’abitazione di una nota modella e conduttrice britannica. 

Truffa Rip Deal 

In particolare, nella giornata del 15 settembre, presso gli uffici del commissariato si era presentato un cittadino tedesco per sporgere una denuncia: l'uomo riferì che nel mese di agosto aveva pubblicato un annuncio su un quotidiano tedesco dove ricercava persone in grado finanziare il suo progetto di ristrutturazione di un castello di sua proprietà. La somma necessaria ammontava a 10 milioni di euro. 

Gli incontri con i finti finanziatori

Pochi giorni dopo veniva contattato sia tramite e-mail che per telefono da un uomo, il quale, interessato al suo progetto, gli riferiva che era in grado di trovare il finanziatore in cambio di una commissione ammontante al 5% dell'importo finanziato. Dopo diversi contatti ed incontri, tutti avvenuti a Roma, come da accordi, la parte offesa giungeva nella Capitale nella serata del 14 per incontrarsi con il suo interlocutore presso un lussuoso hotel della Capitale in zona Monte Mario, la mattina seguente. Proseguiva dicendo che, nel corso dell'incontro, come da precedenti accordi, aveva portato il denaro contante necessario per pagare la commissione agli ignoti procacciatori di affari, pari a 480mila euro. Tale somma, suddivisa in varie mazzette da 200 euro, veniva consegnata a due intermediari che effettuavano un conteggio tramite un'apposita macchinetta conta soldi e con molta abilità, riuscivano a sostituire le banconote vere con banconote palesemente false riportanti la scritta Fac -Simile.

La vittima si accorge della truffa

Alla conclusione dell'incontro i partecipanti si separavano con l'intesa che si sarebbero ricontattati per formalizzare il finanziamento davanti al notaio. La parte lesa, proseguendo nel racconto, riferiva agli investigatori che, una volta tornato in hotel, all'ennesimo rinvio dell'appuntamento da parte degli intermediari decideva di aprire il sacchetto dove erano custoditi i soldi, rendendosi conto solo in quel momento di essere rimasto vittima di una truffa. Le indagini, immediatamente avviate dai poliziotti del commissariato Viminale, hanno consentito di acquisire le immagini registrate dalle telecamere di sorveglianza del predetto hotel dalle quali si poteva rilevare il numero di targa di un'autovettura Mercedes riportante la scritta NCC, dalla quale scendevano due dei presunti autori della truffa che, poco dopo, insieme alla vittima, entravano in hotel da dove uscivano dopo circa 20 minuti. 

Le indagini della polizia

Ulteriori verifiche consentirono di accertare che il veicolo, rilevato dalle immagini, era in uso a un cittadino tunisino in regola con il permesso di soggiorno e dipendente, con mansioni di autista, di una cooperativa di noleggio con conducente operante nella Capitale. Convocato con un pretesto presso il commissariato, il cittadino conferò di lavorare come autista Ncc. Una volta uscito, gli agenti misero in atto un servizio di pedinamento e, giunto in via della Pace, l'autista fece salire a bordo due uomini e una donna. Uno dei due uomini venne subito riconosciuto come uno dei due soggetti autori della truffa, immortalato dalle telecamere di sorveglianza dell'hotel. Monitorati a distanza, dopo aver raggiunto il quartiere Prati, l'autista con le tre persone a bordo fece ritorno in via della Pace, angolo via di Parione, lasciando i tre trasportati che entrarono all'interno di uno stabile sito al civico 44.

Fermati con le mazzette di banconote 

Dopo 10 minuti due di loro uscivrono dallo stabile con delle buste. A questo punto gli investigatori decisero di intervenire e, dopo essersi qualificati, li  bloccarono. Ispezionata l'autovettura, sotto il sedile posteriore i poliziotti rinvennero una delle buste poco prima depositata, da dove fuoriuscivano alcune mazzette di banconote da 200 euro ciascuna per un valore complessivo di 201.050 euro, mentre all'interno di un borsello rinvenuto nel bagagliaio venne ritrovata la somma di 2267,80 euro, vari telefoni cellulari e altro materiale utile alle indagini - il tutto debitamente sequestrato. Durante la perquisizione locale all'interno dell'appartamento di via di Parione 44, vennero rintracciati due dei quattro malviventi. 

A distanza di cinque mesi gli investigatori hanno quindi chiuso il cerchio identificando altri tre truffatori, fra cui la mente dell'organizzazione. 

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