La truffa dei finti gioielli: così un marinaio fasullo raggirava gli anziani

Lo stratagemma, smascherato dalla polizia, era messo in scena da due cognati e dai loro rispettivi figli

I finti gioielli con i quali i truffaftori raggiravano gli anziani

Una truffa a gestione familiare messa in scena da due cognati e dai rispettivi figli. La tecnica era collaudata ed il quartetto pure, visto che si trattava di persone imparentate tra loro. 

In particolare, uno de truffatori agganciava le vittime, preferibilmente donne ed anziani, fingendo di essere uno straniero in difficoltà, non in grado di parlare la lingua italiana, così, “casualmente” un passante particolarmente disponibile, un compare ovviamente, si offriva come traduttore simultaneo, riassumendo il discorso all’ignara vittima. 

In pratica lo straniero in difficoltà era un marinaio in procinto d’imbarcarsi su una nave, con urgente necessità di denaro contante. Per ottenerlo era disposto a svendere alcuni oggetti preziosi in suo possesso e che opportunatamente mostrava al malcapitato di turno. Alla vista dei gioielli anche il finto passante strabuzzava gli occhi, avvalorando la tesi che l’affare era da prendere al volo e per ottenere maggiori garanzie era disposto anche ad accompagnarli da un gioielliere di professione. 

Fortuna” voleva che ogni volta, i tre lo incrociassero sempre lungo il tragitto. Così il finto orafo valutava gli oggetti, attestandone ogni volta un valore inestimabile, tanto da palesare un interesse all’acquisto. Li pregava, quindi, di pazientare giusto il tempo di fare un salto in gioielleria per prelevare i contanti necessari. Nell’attesa, la vittima veniva freneticamente convinta a non farsi scappare l’affare e ad acquistare i gioielli. 

Una volta incassati i soldi i truffatori si dileguavano lasciando tanto di biglietto da visita. A vigilare sulla “sicurezza” della rappresentazione anche un quarto complice con funzioni di palo.

Ad interrompere la carriera dei quattro truffatori, 60, 36, 43 e 25 anni, che alternativamente si scambiavano i ruoli, sono stati gli agenti del Commissariato Tuscolano, diretto da Giovanni Di Sabato che, partiti da alcune denunce sporte a maggio dello scorso anno, hanno ricostruito il modus operandi e collegato i vari episodi, giungendo dopo un’intensa attività d’indagine all’individuazione del quartetto. 

Nell’appartamento usato come punto di appoggio dagli impostori, è stato rinvenuto anche diverso materiale utilizzato nei raggiri commessi, tra cui diverse banconote false, pietre con taglio a diamante di nessun valore commerciale e falsi biglietti da visita.

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Tutto il materiale è stato debitamente sequestrato e i quattro i truffatori sono stati denunciati.

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