Tor Bella Monaca e San Basilio, il supermercato della droga di Roma che garantisce il welfare ai pusher

Tor Bella Monaca, secondo gli esperti che hanno redatto il Rapporto Mafie nel Lazio, sta vivendo una fase di "pacificazione" tra le diverse fazioni criminali

Quando si pensa allo spaccio di stupefacenti a Roma, il collegamento con Tor Bella Monaca e San Basilio avviene quasi istintivo farlo. E' qui, infatti, che secondo le indagini di carabinieri e polizia di Stato, da anni ormai imperversano dei veri e proprio supermercati della droga.

Piazze di spaccio gestite come aziende, con "stipendi" fissi ai pusher, turni di lavoro e, in qualche caso, anche con una sorta di welfare per tuterale i "dipendenti" e le loro famiglie. Nel recente rapporto delle Mafie del Lazio, in cui viene disegnata la mappa del Narcotraffico a Roma, Tor Bella Monaca ha un ruolo principale. 

La zona della periferia est rappresenta, secondo gli esperti, "una delle realtà criminali più composite in cui operano diversi gruppi criminali che, dopo una fase di scontro durata alcuni anni, stanno vivendo una fase di 'pacificazione'". Adesso, secondo quanto emerge dalla rappresentazione della zona: "Nella realtà criminale di Tor Bella Monaca, come in altre zone di Roma, sussistono gruppi strutturati attorno a figure carismatiche sotto il profilo criminale".

Il "buco" di Tor Bella Monaca che conoscono tutti

La gestione criminale del territorio emerge dalle parole del gip distrettuale di Roma, Paola De Nicola nel 2017: "Il solo fatto di esserci, nel senso di essere presente sui luoghi dello spaccio o in prossimità di questi, fisicamente, ha una valenza giuridica certa proprio perché consente di rendere quel fazzoletto di terra del quartiere di Tor Bella Monaca una sorta di enclave accessibile solo a coloro che servono e conservano, anche con il silenzio e la sopportazione, il gruppo criminale. In quel 'fazzoletto' di territorio si spaccia da anni nonostante i numerosi arresti effettuati nei confronti degli spacciatori e di alcuni organizzatori nel corso degli anni, l'attività illecita resta stabile ed immutata".

A descrivere bene come vengono gestite e organizzate le piazze, è stata l'operazione 'Ferro di Cavallo' del 23 ottobre del 2019 che ha colpito la piazza di spaccio "del buco" gestita dal clan Moccia con un cliente pusher che lo descrive come il posto "conosciuto da tutta Roma". Un'altra importante piazza  gestita con metodi imprenditoriali è quella smantellata in seguito alle investigazioni dei carabinieri della stazione di Tor Bella Monaca il 12 novembre 2019, quella de 'O Principe compagno di una Moccia, dell'omonima famiglia criminale. "Anche in questo caso i legami matrimoniali e sentimentali tra i vari gruppi servono a dare autorevolezza e forza ai sodalizi criminali proprio come nelle realtà criminali di stampo mafioso", si legge nel Rapporto.

Il Gip: "A Tor Bella Monaca non c'è stato di diritto"

Insomma, un territorio messo a dura prova che, secondo i giudici, consente le ascese criminali dei gruppi grazie anche alla conformazione territoriale, ad un alto tasso di dispersione scolastica nella fascia dell'obbligo, ad un alto numero di persone sottoposte a provvedimenti penali (27% su base regionale), ad un elevato numero di giovani assistiti dal Sert e ai tassi molto significativi di disoccupazione giovanile, femminile e di lavoro nero. 

Elementi citati lo scorso giugno dal Gip Paola Di Nicola Travaglini al termine dell'operazione che porto all'arresto Bruno lo zingaro, Pisolo e la loro banda: "Qui lo Stato ha difficoltà a porsi ed imporsi, come dimostrato dal fatto che sono gli stessi cittadini ad avvisare gli spacciatori che sono in arrivo i carabinieri, quasi senza necessità delle vedette. Pur ripercorrendo i tratti tipici dei quartieri periferici delle grandi città questa zona costituisce un laboratorio unico nel suo genere, autoctono e diverso dagli altri, che proprio per questo richiede di operare una decodificazione attenta e originale dei segnali da parte delle forze di polizia e dell'Autorità giudiziaria".

San Basilio, l'altro supermercato della droga di Roma

Legata ad un doppio filo con Tor Bella Monaca, c'è San Basilio. A testimoniarlo, secondo il Rapporto Mafie nel Lazio, l'operazione Aquila Nera dell'agosto del 2019 condotta dalla Squadra Mobile della Questura di Roma che ha messo fine ad un traffico internazionale di droga tra l'Olanda e Roma, con la cocaina che finiva proprio nei quartieri di Tor Bella Monaca e San Basilio.

Al vertice dell'organizzazione c'era un albanese che decideva e organizzava le singole importazioni di stupefacente, tenendo sempre lui i rapporti tra i fornitori della droga all'estero e i corrieri incaricati del trasporto. Lo stupefacente veniva ritirato perlopiù in Olanda e fatto entrare in Italia con autovetture modificate in modo da potervi occultare sia la droga che le armi - scrivevano gli investigatori. La droga una volta giunta a Roma veniva venduta al prezzo che variava tra i 28 e i 35 mila euro al chilo a seconda del quantitativo acquistato e delle modalità di pagamento (immediato - una settimana - 15 giorni - un mese).

A San Basilio, secondo quando si legge dal Rapporto, "le piazze sono gestite da famiglie locali tra le quali spicca quella dei Primavera. Fabrizio, Daniele e Christian sono gli esponenti principali. I loro nomi spuntano anche in tante indagini, spesso con il ruolo di gestione dei rapporti con i gruppi criminali più importanti della Capitale, dai Senese ai Gambacurta. In carcere ci sono stati poco nonostante, da anni, gestiscano le piazze di spaccio, con una disciplina ferrea. La presenza massiccia di questi gruppi di narcotrafficanti romani è spesso elemento che offusca altri dati che emergono però con chiarezza dalle indagini".

A San Basilio "si sono da tempo insediati Genny e Salvatore Esposito, strettamente legati a Michele Senese ma anche alla famiglia di Tor Bella Monaca degli Sparapano ed amici dei Gallace. Tra le amicizie degli Esposito anche quella di Fabrizio Piscitelli e il gruppo degli albanesi di Acilia".

I tentacoli della 'Ndrangheta a SanBa

A San Ba, però, non ci sono solo le famiglie napoletane e con legami con la camorra. Anche la 'Ndragheta è forte. Come dimostra l'operazione Coffee Bean che ha descritto il narcotraffico di Alfredo e Francesco Marando di Platì.

Alfredo Marando è nato a Locri in Calabria, ha 26 anni e secondo le indagini risulta al vertice dell'associazione di spacciatori che gestisce la piazza del cosiddetto quadrilatero di San Basilio con uno spaccio in stile Scampia. E' opportuno sottolineare che la famiglia Marando (Alfredo è presidente del Real San Basilio Calcio) è una delle più importanti nel panorama criminale della ‘ndrangheta, originaria di Platì, è fortemente radicata nel Piemonte.

L'organizzazione dei fratelli è protetta da numerose vedette - stanziate anche sui tetti - che monitorano il territorio ed avvisano quando sul posto giungono le auto delle forze di polizia'. A capo del gruppo c'è la diade dei Marando che organizza una vera e propria NarcoSanBasilio con l'assistenza legale per i pusher, il pasto portato sul posto di lavoro per non perdere clienti, le ferie e i permessi da richiedere per andare qualche ora al mare.

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Le indagini dei carabinieri hanno dimostrato come pusher e le vedette, formiche lavoratrici del gruppo dei Marando, riuscivano ad intascare rispettivamente 150 e 100 euro al giorno, più qualche dose per uso personale come bonus. Ed ecco che, chi lavorava almeno 20 giorni al mese, poteva mettere insieme anche 3000 euro. Stipendi veri e propri a cui, però, va aggiunto il rischio di impresa. E l'impresa frutta perché la domanda di droga a San Basilio, così come a Tor Bella Monaca, non manca mai.

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