Caso Cucchi, il generale Tomasone: "Fu arresto normale"

Tomasone ha detto di non essersi mai interessato dell'aspetto medico-legale della morte di Stefano Cucchi ma su questo è stato smentito dal pm

"Per me quello di Cucchi era un arresto normale". Il generale dei Carabinieri, Vittorio Tomasone, all'epoca dei fatti comandante provinciale di Roma, durante la sua deposizione in Corte d'Assise nel processo bis per la morte di Stefano Cucchi ha raccontato la sua verità. 

Il vertice dell'Arma ha ricostruito cosa fece dopo avere ricevuto, da alcuni giornalisti, la notizia che l'arresto del giovane geometra romano era stato effettuato dai Carabinieri: "Chiesi se era vero che era stato arrestato dai Carabinieri e mi fu detto che era stato arrestato una settimana prima. Quindi chiesi altre informazioni e mi dissero che, a parte l'attivazione del 118, non c'erano stati problemi, che c'era stata un'udienza di convalida dell'arresto e la consegna alla Polizia penitenziaria. Chiesi al comandante del gruppo e agli altri comandanti di preparare una relazione di servizio da parte di tutti quelli che avevano avuto un contatto fisico con Cucchi, dall'arresto fino alla consegna alla Polizia penitenziaria. Quindi, uno degli ultimi giorni di ottobre, chiamai la signora Cucchi per esprimerle la mia vicinanza personale sulla scorta di quello che mi era stato riferito e degli accertamenti possibili fatti". 

Sempre a fine ottobre, Tomasone convocò una riunione: "A tutti coloro che erano stati presenti (rispetto alla vicenda dell'arresto di Stefano Cucchi, ndr) avevo chiesto di venire da me al Comando provinciale e, oltre a portare la relazione, di dire quello che avevano fatto. All'esito di questi ulteriori accertamenti, ne deducevo il convincimento che non vi potevano essere responsabilità - ha proseguito Tomasone - Questo non solo per cogliere il focus del loro racconto ma anche, attraverso l'espressione del viso, per capire se qualcuno stava correggendo qualcun altro nella ricostruzione dei fatti".

Racconta ancora Tomasone: "Un carabiniere mi disse 'io lo avevo in custodia, lamentava dei dolori e ho chiamato il 118'. Ricordo di avere espresso parole di apprezzamento e dopo che uno dei militari mi disse che aveva attivato la centrale operativa affinchè potesse inviare un autoradio presso la stazione dove di notte Cucchi era in camera di sicurezza perché lo aiutasse nell'operazione di metterlo sull'ambulanza, feci subito prendere dalla centrale operativa il nastro di quella telefonata e nell'ascoltarla non notai, nella conversazione tra il carabiniere e l'operatore della centrale, assolutamente nulla". 

Una verifica che avrebbe aiutato Tomasone a fugare anche un "ipotetico dubbio", anche se l'esponente dell'Arma ha evidenziato di "non avere sospetti, nè dubbi". Quindi, secondo Tomasone, "tutto questo portava a escludere qualsiasi coinvolgimento" dei carabinieri. Inoltre, l'allora comandante provinciale disse ai presenti alla riunione: 'se oltre a questo (cioè al contenuto delle relazioni presentate, ndr) c'è qualche altra cosa, ditelo adesso perché questi atti andranno in Procura'.

Il generale ha ricostruito anche quanto avvenuto in una seconda riunione convocata nel mese di novembre del 2009: "C'era stata una serie di segnalazioni da parte delle quattro Procure della provincia di Roma, che segnalavano disservizi sulla trasmissione degli atti. La riunione era stata convocata principalmente per fare un punto della situazione: si parlò di problemi che erano accaduti qualche giorno prima della morte di Cucchi, cioè l'arresto di alcuni carabinieri per un'estorsione ai danni del presidente della Regione Lazio, e dell'attività preventiva nelle strade più che un'azione repressiva. Il riferimento alla morte di Stefano Cucchi, che nel tempo era rimasto costante, non era 'guardate cosa è accaduto' ma 'le cose vanno fatte in un certo modo perché da una parte si finisce arrestati e da una parte si entra nell'occhio del ciclone della stampa per questi motivi'". 

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Tomasone ha detto di non essersi mai interessato dell'aspetto medico-legale della morte di Stefano Cucchi ma su questo è stato smentito dal pm Giovanni Musarò, che gli ha sottoposto un atto a firma proprio del generale in cui di fatto venivano anticipate conclusioni sull'autopsia che la Procura di Roma ancora non conosceva. Alla domanda del magistrato su come avesse potuto avere accesso a quelle informazioni e arrivare a quelle sulle conclusioni, Tomasone ha 'rimesso' il tutto alla figura del colonnello Alessandro Casarsa, suo sottoposto diretto, aggiungendo di non sapere se lo stesso allora comandante del gruppo Roma avesse avuto contatti diretti con il consulente tecnico. 

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