Cronaca Casal Bertone / Largo San Giuseppe Artigiano

Portonaccio: "Chi dirà a suo figlio che la mamma è morta? Giustizia per Tiziana"

Ombretta, la sorella di Tiziana Laudani, a RomaToday: "Suo figlio chiede sempre della mamma. L'ultima volta che ci siamo sentite mi ha detto che era in compagnia di un'amica"

"Vogliamo giustizia, non si può morire così". Non si da pace Ombretta, la sorella di Tiziana Laudani morta a 37 anni la sera 9 agosto in quel maledetto garage abbandonato in Largo San Giuseppe Artigiano. Colpa di una grata che non c'era, di lavori mai finiti e di una carente segnalazione di pericolo. Il destino, brutale, è stato fatale per Tiziana che lascia un figlio disabile di 11 anni

Ombretta, ai taccuini di RomaToday, si confessa. Riavvolge il nastro, torna con la memoria a quella tragica sera e sbatte i pugni: "Quei garage privati sono stati abbandonati per anni, la ditta costruttrice è fallita e nessuno ha messo in sicurezza l'area. Neanche i curatori fallimentari. Tiziana non doveva morire". 

Dopo gli esiti degli esami dell'autopsia sulla salma, da ieri mattina sono iniziate le indagini e gli accertamenti coordinati dal Pm Giovanni Musarò. Secondo quanto accertato dagli inquirenti la donna, intorno alle 23 del 9 agosto era con un amico, un 28enne algerino rimasto ferito e poi tasportato al Policlinico Umberto I. I due, in base anche a quanto riferito dall'uomo, avevano deciso di andare nella zona del cantiere, che versa da tempo in condizioni di totale abbandono. 

"Ci siamo sentite quella sera, alle 21:30. C'eravamo date appuntamento per la mattina seguente - dice Ombretta che vuole giustizia per Tiziana - Conoscendo mia sorella non so come abbia fatto ad arrivare lì. E' una zona, quella, in cui lei non sarebbe mai andata. Di questo sono certa. In quel posto non si era mai avvicinata, al massimo si spingeva nel parco, ma mai in Largo San Giuseppe Artigiano".

"L'ultima volta che ci siamo sentite mi ha detto che era in compagnia di un'amica. Il ragazzo che era con Tiziana (il 28enne algerino ndr) neanche lo conosco, non so chi sia. L'ho detto anche agli investigatori". Sulla vicenda la Procura di Roma ha aperto un fascicolo a carico di ignoti in cui si ipotizza il reato di omicidio colposo.

Nel frattempo il piccolo Luca, nome di fantasia, chiede sempre della mamma. "Il bambino farà un percorso a parte per fargli assimilare il trauma di questa tragedia. Sarà seguito da specialisti. - dice Ombretta - Ancora non sa nulla. In questi giorni stiamo temporeggiando. Quando chiede della mamma ogni volta invento una scusa diversa. Ieri sera, per farlo stare buono, ho simulato una conversazione telefonica con mia sorella dicendo che lei, Tiziana, lo stava salutando e lui, con la mano, ha reagito, contento, salutando a suo modo dando anche un bacio al telefono. Mi si è stretto il cuore".

Tiziana viveva in simbiosi con il figlio, insieme andavano allo stadio e vedevano le partite della Roma. Non gli faceva mancare nulla. "Mia sorella lavorava tanto proprio per permettere il meglio a suo figlio". Ombretta, voce tremante, poi conclude: "Ancora non sono riuscita a piangere, non pensavo di avere così tanta forza. Forse è merito di Tiziana se non sto mollando. Se n'è andata una parte del mio cuore. Vogliamo mantenere vivo il suo ricordo". 

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