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Martedì, 28 Maggio 2024
Cronaca

Confiscato il tesoro di Salvatore Nicitra, ex boss della Magliana diventato "Re di Roma Nord"

Il “Re di Roma nord” venne arrestato con 38 sodali nel febbraio del 2020 mentre pianificava la sua fuga all’estero

Tredici milioni di euro. Questo il valore dei beni confiscati a Salvatore Nicitra. ex boss della Banda della Magliana. Arrestato nel febbraio del 2020 assieme ad altre 38 persone al termine dell’operazione Jackpot che smascherò un giro di affari, usura ed estorsioni legato al business delle slot machine.

A notificare il decreto sono stati i carabinieri che hanno eseguito un decreto di confisca dei beni, per un valore di circa 13 milioni di euro, a carico di Salvatore Nicitra, uno degli ex boss della 'Banda della Magliana', Rosario Zarbo, Francesco e Rosario Inguanta (padre e figlio). 

Il tesoro di Salvatore Nicitra

Tra i beni oggetto di confisca figurano 10 società, 1 quota societaria, 11 rapporti finanziari, 11 autoveicoli, 2 nude proprietà e 33 immobili, per un valore complessivo stimato in 13 milioni di euro.

Tra gli immobili in confisca figurano 1 villa sita in via della Giustiniana di 509 m2 con valore stimato di 1.700.000 euro circa; 1 villa sita in via Vittorio Ascoli di 264 m2 con valore stimato di  700.000 euro circa; 1 abitazione sita in via Rocco Santoliquido di 359 m2 con valore stimato di 1.000.000 euro circa.

Lo stesso decreto dispone per Nicitra e suoi sodali la misura di prevenzione personale della sorveglianza speciale di polizia con obbligo di soggiorno per tre anni nel Comune di residenza. Le misure di prevenzione disposte sono una conseguenza dell'indagine 'Jackpot', che gli stessi Carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma conclusero nel febbraio 2020, con l'esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare a carico di 38 persone, ritenute appartenenti, a diverso titolo, a un'associazione per delinquere, facente capo a Nicitra.

Le immagini del tesoro sequestrato

L'omicidio di Antonio Bocchino 

L’odierno provvedimento trae origine dagli elementi emersi nel corso di una complessa indagine, convenzionalmente denominata “Jackpot”, condotta dal Nucleo Investigativo di Roma successivamente all’omicidio di Antonio Bocchino compiuto da ignoti il 13 febbraio 2013 a causa di contrasti emersi nel settore della distribuzione e installazione di apparecchiature per il gioco d’azzardo e conclusasi nel febbraio 2020 con l’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare a carico di 39 soggetti.

Tali indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Roma DDA, avevano infatti permesso di acquisire importanti elementi di prova che avevano consentito di disarticolare un sodalizio criminale attivo nei quartieri romani di Primavalle, Casalotti, Montespaccato, Monte Mario, Cassia ed Aurelio e di individuare gli assetti verticistici del suddetto gruppo criminale, organizzato e diretto da Salvatore Nicitra, elemento di spicco della malavita romana ed ex appartenente alla cosiddetta “Banda della Magliana”.

 

Il business dei giochi d'azzardo 

Indagini nel corso delle quali gli investigatori hanno ricostruito il sistema di illecita gestione sia dei giochi d’azzardo, utilizzando raggiri informatici che consentivano di eludere le verifiche da parte dell’amministrazione autonoma monopoli di stato; di ricostruire la distribuzione delle apparecchiature per il gioco d’azzardo, imposta con carattere di esclusività alle attività commerciali di Roma e Provincia e di riscontrare la commissione di attività di riciclaggio per l’occultamento e il reimpiego dei capitali di illecita provenienza, anche attraverso l’intestazione fittizia di beni, così da prevenire l’applicazione di misure ablative.

Le indagini fecero emergere come negli anni, Salvatore Nicitra aveva monopolizzato l'area a Nord della Capitale, assumendo il controllo, con modalità mafiose, del settore della distribuzione e gestione delle apparecchiature per il gioco d'azzardo (slot machine, videolottery, giochi e scommesse on line), imposte con carattere di esclusività alle attività commerciali di Roma e provincia.  

I beni confiscati sono parte degli stessi che i Carabinieri sequestrarono contestualmente agli arresti degli indagati, su disposizione dello stesso Tribunale.

L'operazione Jackpot

Gli affari del Re di Roma Nord

Secondo le indagini il Re di Roma Nord Salvatore Nicitra aveva, negli anni, monopolizzato l'area a Nord di Roma, assumendo il controllo, con modalità mafiose, del settore della distribuzione e gestione delle apparecchiature per il gioco d'azzardo (slot machine, videolottery, giochi e scommesse on line), imposte "con carattere di esclusività alle attività commerciali di Roma e provincia". 

L'indagine Jackpot ha consentito di accertare l'operatività dello strutturato sodalizio criminale che vedeva in Nicitra il promotore e l'organizzatore, affiancato da alcuni dei suoi più stretti e fedeli sodali, tra i quali Rosario Zarbo, Francesco Inguanta e Antonio Dattolo. Nicitra attraverso la sua organizzazione criminale aveva assunto il controllo - con modalità illecite - di parte del mercato della distribuzione e gestione delle apparecchiature per il gioco d'azzardo in ogni sua forma di Roma Nord.

Il Re di Primavalle ai tempi della Banda 

Dal toto nero degli anni '80 ai giochi online del nuovo millennio. In mezzo 40 anni di carriera criminale che hanno attraversato la Capitale come un vero e proprio Romanzo Criminale portando Salvatore Nicitra ad essere riconosciuto dalle organizzazioni criminali, romane e non, come "Capo dei capi". Un business "pulito", senza rischi come per la "droga", come riferiva lo stesso Re di Primavalle ai tempi della Banda della Magliana, in alcune intercettazioni.Al momento delle indagini Salvatore Nicitra era già in carcere dopo essere stato arrestato nel giugno 2018 nel corso dell’indagine Hampa, quando fu sgominato il gruppo di Franco Gambacurta a Montespaccato. 

Chi ha operato

Ad operare, dalle prime luci dell'alba i carabinieri del Comando Provinciale di Roma che hanno eseguito un decreto, emesso dalla Sezione Specializzata Misure di Prevenzione del Tribunale Civile e Penale di Roma, su richiesta della Procura di Roma-Dda, che ha disposto la confisca di beni, mobili e immobili

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