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Ministero della Giustizia: tangenti per favorire appalti a ditte amiche, 6 arresti

Sono sei le ordinanza di custodia cautelare emesse dal Gip del Tribunale di Roma. La gestione illecita delle commesse retta da un dipendente 40enne della Direzione Generale dei Servizi Informativi Automatizzati del dicastero


Tangenti per favorire ditte amiche nella fornitura di materale informatico per il Ministero della Giustizia di Roma. Questo quanto hanno ricostruito i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma che nel corso della nottata hanno hanno arrestato 6 persone in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip presso il Tribunale di Roma, dott.ssa Simonetta D’Alessandro su richiesta della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma, ritenute responsabili a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di un numero indeterminato di delitti contro la Pubblica Amministrazione, nonché di singoli reati di corruzione e turbata libertà dei procedimenti di scelta del contraente (artt. 416, 319, 321, 353 bis c.p.).

GESTIONE ILLECITA APPALTI - L’indagine, sviluppata per quasi un anno dai Carabinieri di via in Selci e coordinata dal Pm Ilaria Calò, ha consentito di fare luce sulla gestione illecita di commesse e appalti pubblici per la fornitura di materiale informatico all’Amministrazione della Giustizia, attuata da un 40enne dipendente dell'area della Direzione Generale dei Servizi Informativi Automatizzati del Ministero della Giustizia il quale, nell’esercizio delle sue funzioni di assistente informatico addetto allo sviluppo di vari progetti di automazione informatica degli Uffici Giudiziari, aveva promosso, organizzato e capeggiato un’associazione per delinquere insieme a 5 soggetti operanti per conto di ditte contraenti con il Ministero, al fine di trarre ingenti indebiti profitti in danno della Pubblica Amministrazione.

SISTEMA CORRUTTIVO - Il sistema corruttivo organizzato dell'uomo si basava sulla richiesta sistematica di tangenti in denaro, ammontanti al 7 - 8 per cento del valore di ogni appalto, per favorire l’assegnazione di commesse alle ditte riconducibili ai restanti indagati, i quali pagavano le somme corruttive sotto forma di consulenza fittizia, fatturata regolarmente ad altra ditta riconducibile ai membri dell’organizzazione criminale che poi provvedeva alla consegna del denaro contante al pubblico dipendente.

DITTE AMICHE - In tal modo il dipendente del dicastero aveva realizzato un comitato di affari composto dalle ditte dei suoi sodali, le quali si assicuravano un rapporto privilegiato con la Pubblica Amministrazione mediante il pagamento delle tangenti, estromettendo di fatto altri possibili concorrenti dall’aggiudicazione di contratti di fornitura di materiali informatici.

ALTERAZIONE MEPA - Un altro metodo utilizzato dal 40enne per trarre indebiti profitti economici dagli acquisti di materiale informatico per conto dell’Amministrazione della Giustizia, consisteva nell’alterazione del funzionamento del Me.P.A. (Mercato Elettronico della Pubblica Amministrazione), attuata facendo aumentare indebitamente i prezzi di offerta dei materiali proposti nel Me.P.A. dalle ditte gestite dai soggetti a lui associati, materiali che poi il dipendente acquistava per conto del Ministero, attraverso una procedura amministrativa semplificata, lucrando in tal modo sulla maggiorazione del prezzo percepito dai suoi sodali.

INDAGINI - Nel corso della mattinata i Carabinieri hanno eseguito numerose perquisizioni sequestrando documentazione amministrativa e materiale informatico. Cinque indagati sottoposti a misura cautelare in carcere sono ora reclusi presso il carcere di Regina Coeli, mentre un sesto è stato ammesso agli arresti domiciliari.

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