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Venerdì, 14 Giugno 2024
Cronaca

Gli scaffali vuoti dei supermercati: anche a Roma è scattata la psicosi

Pasta, farina e olio di semi: è corsa alle scorte. E molti marchi hanno fatto scattare le vendite contingentate

Come due anni fa, a Roma tornano le scene di supermercati presi d'assalto. Le notizie dal fronte ucraino, il possibile sciopero degli autotrasportatori (la commissione garanzia scioperi ha vietato l'agitazione in programma domani, ndr) e alcune materie prime che cominciano a scarseggiare o a costare di più, stanno spingendo molti romani a delle spese "straordinarie" all'interno dei supermercati. 

Gli scaffali vuoti 

Il risultato sono gli scaffali - soprattutto di pasta, farina e olio di semi - vuoti. In alcuni supermercati (Europin, Todis, Carrefour ed altri) sono comparsi cartelli per impedire acquisti di massa. Vi si legge ad esempio: "A fronte della grave situazione internazionale, per garantire continuità di rifornimenti è previsto l'acquisto massimo di due pezzi per scontrino di olio di semi di mais". Messaggi simili anche per pasta, zucchero e farina.

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Perché l'assalto a pasta, farina e olio di semi

Una psicosi che viaggia tra disinformazione e paure. Cosa c'è dietro a questa corsa alle scorte? Russia e Ucraina sono tra i principali produttori di grano ed anche molte aziende italiane si servono di questa materia prima dai due paesi. Per la situazione di guerra le importazioni sono praticamente bloccate. Il messaggio passato è quello di ormai prossime difficoltà di produzione. Un messaggio inesatto perché se da un lato certamente molte aziende andranno in difficoltà negli approvigionamenti di materie prime, non mancano comunque le alternative. Identico discorso per quanto riguarda l'olio di semi, prodotto soprattutto in Ucraina. 

A pesare sugli assalti c'è, oltre alla convinzione di possibili difficoltà di reperimento delle materie prime, anche la paura di possibili rincari dovuti al combinato disposto tra aumento del costo dei carburanti e la scarsità di materia prime provenienti da zona di guerra. Ma la grande paura, quella più immediata, da parte di tutti è legata allo sciopero degli autotrasportatori e all'idea che, fermi i tir, i supermercati possano rimanere vuoti. 

La paura di Coldiretti

Ad alimentare la psicosi anche le dichiarazioni di alcune associazioni di categoria. Ieri in una nota Coldiretti Lazio, Filiera Italia, Unaproa, Assocarni, Unaprol Impresapesca Coldiretti e Aia dichiaravano: "E’ necessario garantire la consegna dei prodotti alimentari per assicurare le forniture alla popolazione ed evitare speculazioni e scaffali vuoti in un momento di grandi tensioni per la filiera". "Occorre intervenire - spiega il presidente di Coldiretti Lazio, David Granieri - per contenere i costi energetici delle attività produttive e distributive essenziali al Paese, contrastando i fenomeni speculativi chiaramente in atto". 

Lo stop allo sciopero e le dichiarazioni del ministro

Ieri però è arrivato lo stop allo sciopero degli autotrasportatori da parte della commissione garanzia scioperi. Agitazione scongiurata? E' presto per dirlo, ma certamente il fronte sarà meno compatto di quanto annunciato. A provare a tranquillizzare i consumatori sull'approvigionamento dei supermercati ci ha pensato il ministro politiche agricole Stefano Patuanelli: "Abbiamo una forza produttiva che ci fa dire che problemi ai supermercati non ci saranno, dobbiamo dare un messaggio di speranza e tranquillità ai cittadini perché in questo momento non ci sono motivi per fare l'assalto agli scaffali dei supermercati. Effettivamente ci sono materie prime che approvvigioniamo da alcuni paesi che sono in conflitto o molto vicini al conflitto, che hanno fatto scelte commerciali discutibili come l'Ungheria".

Il rischio secondo la Coldiretti

Sull'assalto agli scaffali interviene la Coldiretti secondo "l'assalto agli scaffali per fare razzie di pasta rischia solo di alimentare le speculazioni in un Paese come l'Italia che è leader mondiale nella produzione con ben 3,5 milioni di tonnellate delle quali ben 1,9 milioni destinate all'esportazione". 

La stessa associazione sottolinea che "la filiera del grano duro per la pasta conta su decine di migliaia di imprese agricole per una superficie dedicata pari a 1,2 milioni di ettari che copre il 62% del fabbisogno totale, ben oltre il quantitativo necessario a soddisfare il fabbisogno interno anche perché è facile immaginare un taglio ai 27 milioni di euro di pasta esportati in Russia nel 2021. Peraltro, già a partire dalle prossime semine, la Coldiretti ha offerto la propria disponibilità alle industria alimentare di lavorare da subito a contratti di filiera con impegni pluriennali per la coltivazione di grano e il riconoscimento di un prezzo di acquisto ''equo'', basato sugli effettivi costi sostenuti nel rispetto della nuova normativa sulle pratiche sleali, per consentire di recuperare i livelli produttivi necessari. Gli assalti ai supermercati con l'accumulo di scorte e accaparramenti rischiano inoltre di provocare inutili sprechi di prodotti alimentari dopo le rassicurazioni delle principali catene di distribuzione".

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