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Suicida dalla finestra del commissariato: la Procura non esclude ipotesi fuga, si indaga

L'uomo, tunisino 45enne, fermato per violenza sessuale, è morto dopo essersi lanciato dal terzo piano. Quasi certo il suicidio, ma gli investigatori non escludono che l'uomo sia stato colto da un raptus e abbia tentato la fuga

Il suicidio sembra quasi certo. Quasi. La Procura indaga, senza ipotesi di reato, sulla morte del tunisino 45enne che ieri si è lanciato nel vuoto dal terzo piano del commissariato Viminale, dopo l'arresto per violenza sessuale. Gli inquirenti non escludono l'ipotesi di un tentativo di fuga, magari preso da una sorta di raptus e sotto effetto di alcol o droghe che potrebbero aver alterato il suo stato psicofisico, particolare quest'ultimo che troverà risposte nell'autopsia sul corpo dell'uomo. 

La Procura sta eseguendo nel frattempo una serie di accertamenti. E' probabile che alcuni agenti vengono interrogati nuovamente, in particolare il poliziotto che sorvegliava il tunisino. 

Sposato con una donna italiana e con vari precedenti, la vittima era stata fermata ieri dagli agenti di polizia per una violenza sessuale nei confronti di una connazionale, che sarebbe avvenuta sabato scorso in via Bissolati, a pochi passi da via Veneto, secondo quanto denunciato dalla stessa vittima. 

LA DINAMICA DEI FATTI - La prima ricostruzione della dinamica descrive i secondi fatali. Siamo in commissariato per la notifica del fermo. L'uomo chiede un bicchiere d'acqua e, mentre l'agente si allontana per procurarglielo, comincia a correre lungo il corridoio. Con una spallata sfonda la finestra e si lancia dal terzo piano, finendo sul marciapiede in via Farini. Muore sul colpo. L'uomo era regolarmente in Italia ed aveva precedenti per violenza sessuale, truffa, rapina ed evasione dagli arresti domiciliari.

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