Agente di polizia penitenziaria si toglie la vita con la pistola d'ordinanza

Il corpo privo di vita del 40enne in servizio presso l'Ufficio Ispettivo del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria di Roma è stato trovato dalla moglie. Il Sappe: "Una tragedia senza fine"

Foto d'archvio

Il suo corpo privo di vita nel letto lo ha trovato la moglie. Ennesima tragedia nel corpo della polizia penitenziaria, a suicidarsi con la propria pistola d'ordinanza un agente romano di 40 anni. Lo sparo nella serata di ieri 4 giugno nella sua abitazione in provincia di Roma dove l'uomo, in servizio presso l’Ufficio Ispettivo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria di Roma, ha deciso di farla finita rivolgendo verso di sé l'arma avvolta in un asciugamano. Lascia una moglie ed un figlio. Ancora incerte le cause dell'estremo gesto.

TRAGEDIA SENZA FINE - A rendere nota la tragedia il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (Sappe) che per voce del segretario generale Donato Capece manifesta "ai familiari, agli amici e colleghi il nostro pensiero e la nostra vicinanza". "E' una tragedia senza fine - aggiunge in una nota stampa Capece -. Siamo sgomenti, sconvolti e impietriti per questa nuova immane tragedia, anche perché avviene a brevissima distanza di tempo dal suicidio di altri appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria, in servizio a Vibo Valentia, a Padova, Siena, Volterra e Novara". Con il suicidio di ieri salgono infatti a sei gli appartenenti alla Polizia Penitenziaria che si sono tolti la vita dall’inizio dell’anno.

TRENTA SUICIDI IN TRE ANNI - Donato Capece sottolinea che “negli ultimi 3 anni si sono suicidati più di 30 poliziotti e dal 2000 ad oggi sono stati complessivamente più di 100, ai quali sono da aggiungere anche i suicidi di un direttore di istituto (Armida Miserere, nel 2003 a Sulmona) e di un dirigente generale (Paolino Quattrone, nel 2010 a Cosenza). Lo ripetiamo da tempo: bisogna intervenire con soluzioni concrete, con forme di aiuto e sostegno per quei colleghi che sono in difficoltà".

NUMERI UFFICIALI - Il segretario generale del Sappe poi conclude: "E, anche se nel caso specifico non si tratta di un poliziotto che lavorava in carcere, bisogna comprendere e accertare quanto hanno eventualmente inciso l'attività lavorativa e le difficili condizioni lavorative nel tragico gesto estremo posto in essere. Ma il Dap - conclude la note di Capece - non fa nulla di concreto per favorire il benessere dei nostri poliziotti: neppure fornisce i dati ufficiali sul numero degli agenti suicidi, che raccogliamo noi attraverso i nostri dirigenti sindacali presenti in tutte le sedi d’Italia".

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