Regina Coeli, giovane suicida in carcere. L'ultima lettera inviata al fratello

La lettera resa pubblica da Antigone su richiesta delle madre del 22enne che si è tolto la vita lo scorso venerdì nell'istituto penitenziario romano

La lettera scritta dal 22enne al fratello è stata resa pubblica per volontà dalla madre

Una lettera inviata lo scorso 16 febbraio, parole dure, con le quali il 22enne che si è tolto la vita venerdì sera nel carcere di Regina Coeli, aveva espresso il proprio stato d'animo al fratello. A riceverla nella giornata di sabato, poche ore dopo il suicidio del giovane avvenuto impiccandosi con un lenzuolo legato alla grata del bagno dell'istituto penitenziario di Trastevere, Antigone. A contattare l'associazione che si occupa di tutelare i diritti e le garanzie nel sistema penale, la madre del 22enne, con il desiderio di rendere la lettera pubblica. 

REMS A CECCANO - Come scrive Antigone, nel settembre dello scorso anno il giovane era stato collocato in Rems a Ceccano. Dopo due episodi di allontanamento e irreperibilità, al momento del ritrovamento da parte dei Carabinieri un magistrato decise per la custodia cautelare in carcere, nonostate lo spirito della legge sia quello di favorire misure cautelari non detentive. Nella lettera emergono con chiarezza la difficoltà psicologiche di cui soffriva il ventiduenne che fa riferimento anche all'ipotesi di suicidarsi.

LE DOMANDE DI ANTIGONE - "Dopo aver letto questa lettera - dichiarano Patrizio Gonnella (presidente di Antigone) e Stefano Cecconi (campagna Stop OPG) - dobbiamo ribadire quanto già affermato da noi ieri, il punto nel caso specifico non riguarda la prevenzione dei suicidi in carcere. Non dobbiamo interrogarci se fosse giusto che quel ragazzo avesse in cella con sé le lenzuola o altri oggetti che avrebbe potuto utilizzare per togliersi la vita. Il punto è che persone, ancor più così giovani, con problematiche di questo tipo, devono essere affidate al sostegno medico, sociale, psicologico dei servizi delle ASL territoriali e non messe dietro le sbarre di una cella. Non possiamo trattare persone con problemi di salute come se fossero dei criminali pericolosi. Dobbiamo quindi interrogarci sul perché questo non sia avvenuto. Dobbiamo farlo affinché casi come questo del ventiduenne non tornino a ripetersi".

ISOLA SOLIDALE - Sulla stessa linea di pensiero di Antigone anche il presidente di Isola Solidale, struttura che a Roma accoglie detenuti a fine pena o coloro che dopo la detenzione non hanno più un sostegno sociale e familiare. "Il suicidio di un ragazzo di 22 anni è una sconfitta per tutti - le parole di Alessandro Pinna -. Non possiamo accettare che il carcere sia solo un luogo di non ritorno senza una seria politica di recupero ed inserimento".

OCCASIONE PER RICOMINCIARE - "Crediamo fermamente - conclude il presidente di Isola Solidale - che occorra pensare tutti insieme, istituzioni e società civile, un serio percorso di sostegno psicologico e riabilitativo delle persone che vivono l'esperienza del carcere. Occorre comprendere che oltre il detenuto c'è un essere umano che pur se ha sbagliato ha il diritto di avere un'occasione per ricominciare". 
 

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