Morte Marco Prato: la Procura di Velletri indaga per istigazione al suicidio

Il fascicolo d'indagine aperto dal pubblico ministero Francesco Prete. La psicologa: "Aveva tentato il suicidio già tre volte"

La Procura di Velletri procede per istigazione al suicidio nell’indagine avviata dopo la morte in carcere di Marco Prato, detenuto per l'omicidio di Luca Varani. Secondo quanto si è appreso il fascicolo aperto dal procuratore Francesco Prete, è contro ignoti. Non viene escluso che gli accertamenti andranno a verificare se lo stato di detenzione di Prato era compatibile con le sue condizioni psicofisiche.

Proprio oggi avrebbe avuto luogo l'udienza del processo per il brutale omicidio di Colli Aniene, del quale il 31enne romano si è dichiarato innocente anche nel biglietto che sarebbe stato ritrovato nella cella in un cui era detenuto: "Non ce la faccio a reggere l'assedio mediatico che ruota attorno a questa vicenda. Io sono innocente". Nel biglietto Prato chiedeva anche la presenza di un medico per il padre quando avrebbe avuto la notizia. 

LA PSICOLOGA DELLA PROCURA - A tracciare un profilo di 'Mark' Prato la consulente della Procura di Roma, la psicologa Flaminia Bolzan: "Prato è dichiaratamente e ostentatamente omosessuale, le sue amicizie di vecchia data sono costituite prevalentemente da donne. Fumatore, assume regolarmente alcool e cocaina, gli è stata sospesa due volte la patente per guida in stato di ebbrezza, utilizza un toupet per nascondere un principio di calvizie - si legge in un passo della sua relazione che è stata depositata agli atti del processo per l’omicidio di Luca Varani - nei giorni trascorsi a casa di Foffo aveva indossato abiti femminili, scarpe con il tacco e una parrucca da donna di colore acceso”.

TRE TENTATIVI DI SUICIDIO - Secondo quanto ricostruito dalla perita Prato aveva cercato almeno altre tre volte di togliersi la vita. Un primo tentativo risale quando tornò in Italia nel 2011, dopo essere stato a Parigi, in coincidenza con la conclusione di una relazione sentimentale. Una volta rientrato a Roma, dopo circa due mesi, ci provò di nuovo. Poche ore dopo l’omicidio di Varani, Prato prese delle pillole in una camera d’hotel nella zona di piazza Bologna per farla finita, poi venne trovato, salvato e poi arrestato dalle forze dell'ordine. 

PREFERENZE SESSUALI - Rispetto alle sue preferenze sessuali, si legge ancora nella perizia della psicologa, Prato aveva specificato "di essere attratto da individui di sesso maschile che si dichiarano eterosessuali". La mancanza di amore materno, dirottato verso la sorella affetta da una grave malattia invalidante sin da piccola, ha portato Marco – spiega ancora la Bolzan – "a una continua ricerca di amori che potessero riempire questo vuoto" e a sviluppare in lui "un’omosessualità con anche una voglia di cambiare sesso". Per la consulente della Procura, "le frustrazioni di un bambino hanno influenza sulla sua proclività all’aggressione e alla violenza: il bambino inizia infatti il suo sviluppo dipendendo totalmente dalla madre e se questa non soddisfa le sue esigenze si sente frustrato e quindi diviene sfidante, ostile e ostinato, a volte può accadere che incorpori regole e restrizioni e le trasformi divenendo crudele e sadico". 

L'INFANZIA DI PRATO - Nel caso di Prato, "la sua infanzia è trascorsa in seno ad una famiglia disgregata che non ha offerto al bambino la possibilità di identificarsi con modelli positivi stabili avendo ricevuto povertà emotiva in una sorta di ‘abbandono’ affettivo da parte della madre - si legge ancora nella relazione della perita della Procura di Roma -, portando come conseguenza, sul piano psichico, la formazione di perversioni sessuali a carattere anche sadico e la peculiare rinuncia ad incolpare la madre di tale abbandono, fantasticando di una madre buona con la quale identificarsi e di un padre crudele o assente". 

I RADICALI - "Il ministro Andrea Orlando intervenga immediatamente sulla questione carceraria ed emani quanto prima i decreti delegati sulla riforma dell’ordinamento penitenziario, prima che ci sia bisogno anziché di costruire nuove carceri, di esser costretti a costruire nuovi cimiteri. Le giurisdizioni internazionali e l’UE verifichino e spronino l’Italia alle doverose azioni a tutela dei diritti e delle esistenze dei cittadini detenuti". È l’appello al ministro della Giustizia di Ilaria Cucchi, presidente dell’associazione Stefano Cucchi Onlus e di Irene Testa, presidente dell’Associazione Radicale ‘Il Detenuto Ignoto’. "Il suicidio di Marco Prato, avvenuto la scorsa notte nel carcere di Velletri non è che l’ennesimo capitolo della stessa strage che in simili condizioni va avanti ormai da troppo tempo", dice Irene Testa, presidente dell’Associazione Radicale ‘Il Detenuto Ignoto’, dopo quanto avvenuto nella casa circondariale dei Castelli Romani. 

ILARIA CUCCHI - "Governo e Parlamento sono inerti e non riescono a porre un argine. E’ ora di dire basta a questa strage di legalità e di diritto”. “E’ una realtà che si configura sempre più ripetutamente come vera e propria strage", aggiunge Ilaria Cucchi. "Sono centinaia le richieste d’aiuto che arrivano alle nostre associazioni. Un grido di fronte al quale gran parte della politica continua a fare orecchie da mercante pur di non assumersi le proprie responsabilità". Mentre "chi si mostra sensibile al diritto, ai diritti e anche a quelli di chi sconta una pena da recluso, continua a non trovare il coraggio (o la convenienza) di fare le riforme adeguate che necessitano al nostro sistema penale e carcerario e che siano in grado di porre termine in modo istantaneo alla immane violenza di uno Stato, l’Italia, che viola e continua a violare sempre più le sue stesse leggi a tutela del diritto di ogni suo cittadino".

IL MINISTRO ORLANDO - Proprio il ministro della Giustizia Andrea Orlando, commentando il suicidio di Marco Prato da New York ha affermato: "Ho chiesto un rapporto dettagliato al Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria per capire se il protocollo della prevenzione dei suicidi è stato rispettato". Orlando ha aggiunto che, di recente, il Governo ha fatto rafforzare le misure di sostegno psicologico in carcere, azione che ha fatto diminuire il numero dei suicidi. Il ministro ha poi concluso dicendo che, per quanto ne sapesse, Prato “era seguito da uno psicologo e non aveva dato segni di squilibrio".

LA FIDANZATA DI VARANI - "Una vita è una vita. Sono scioccata per quanto accaduto… Solo due parole : silenzio e rispetto per il lutto delle famiglie. Grazie". Così afferma in un post su facebook Marta Gaia Sebastiani, la compagna di Luca Varani. Il riferimento è al suicidio di Marco Prato.

L'OMICIDIO VARANI - Marco Prato era in carcere dal marzo del 2016 in quanto accusato della morte di Luca Varani, avvenuta in un appartamento di via Igino Giordani a Colli Aniene. Assieme al pr romano anche Manuel Foffo, proprietario dell'abitazione. Un omicidio brutale nel quale il 23enne de La Storta venne stordito e ucciso con oltre cento tra colpi di martello e coltellate. Era il 4 marzo 2016, Foffo, con rito abbreviato, è stato condannato a 30 anni di carcere.

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