"Sono gay, Italia paese omofobo": 21enne si suicida lanciandosi dalla Pantanella

Il giovane ha lasciato una lettera nella quale spiega i motivi del tragico gesto. Marrazzo del Gay Center: "I suicidi o i tentativi di suicidio di giovani omosessuali sono un dato allarmante". Il 30 ottobre manifestazione in piazza contro l'omofobia

Tragedia all'ex fabbrica di pasta della Pantanella di via Casilina 9 dove un giovane 21enne si è suicidato lanciandosi nel vuoto dall'undicesimo piano. Il giovane ha anche lasciato una lettera nella propria abitazione in cui avrebbe scritto "L'Italia è un Paese libero ma esiste l'omofobia e chi ha questi atteggiamenti deve fare i conti con la propria coscienza". La tragedia poco prima della mezzanotte. Sul posto sono intervenuti gli agenti del commissariato di San Lorenzo, che non ipotizzano vessazioni subite da parte del 21enne.

STUDENTE UNIVERSITARIO - Il giovane suicidatosi si chiamava Simone D. ed era uno studente universitario romano che viveva con i genitori poco distante dal luogo della tragedia, in zona Porta Maggiore. Gli investigatori stanno tentando di capire se il 21enne abbia incontrato qualcuno dopo essere uscito di casa.

GENITORI - "Eravamo ignari di questo suo tormento interiore. Non sapevamo che nostro figlio potesse essere omosessuale, nè di questo suo disagio nei confronti dell'omofobia". È quanto avrebbero riferito i genitori del 21enne. I familiari, increduli e sotto choc per quanto è successo, hanno anche detto che il giovane non aveva problemi con nessuno.

DUE SUICIDI A ROMA - Una tragedia simile si era verificata a Roma lo scorso 8 agosto quando a perdere la vita dopo essersi lanciato da un palazzo a via Sandulli fu un giovane gay di 14 anni. Una morte che scosse non solamente il quartiere di Torraccia, dove il giovane viveva con in genitori, ma tutta la Capitale che tornò con la memoria alla tragedia  che si era consumata nel novembre 2012 quando si tolse la vita impiccandosi con una sciarpa "Il ragazzo con i pantaloni rosa".

TENTATO SUICIDIO - Una tragedia che stava per ripetersi il 29 maggio di quest'anno quando a tentare il suicidio fu un 16enne anch'egli, gay, che si gettò dal terzo piano dell'Istituto Tecnico Nautico Colonna di via delle Pincherle in zona Marconi.

DATO ALLARMANTE - La tragedia ha trovato il commento allarmato di Fabrizio Marrazzo, portavoce di Gay Center: "Il suicidio del ragazzo di 21 anni a Roma è un altro fatto tragico. Aspettiamo di avere maggiori informazioni, ma se come si apprende si tratta di un ragazzo gay, siamo di fronte ad un ennesimo caso. I suicidi o i tentativi di suicidio di giovani omosessuali sono un dato allarmante. Alla nostra linea verde Gay Help Line 800.713.713 riceviamo 20.000 contatti all'anno e dai dati in nostro possesso risulta che un omosessuale su dieci nella sua vita ha pensato al suicidio". "E' ora di dire basta. Le istituzioni diano una risposta urgente nella lotta all'omofobia e nell'allargare la sfera dei diritti gay".

ROMA IN PIAZZA - Intanto il mondo gay si mobilita e scende in piazza a Roma per sollecitare il parlamento ad approvare una legge contro l'omofobia. Lo farà 30 ottobre prossimo nella Gay Street di Roma, in via di San Giovanni in Laterano. "Le parole del ragazzo che a 21 anni si è tolto la vita perchè gay - aggiunge il portavoce del Gay Center, Fabrizio Marrazzo - non possono restare inascoltate. Ha ragione, 'gli omofobi facciano i conti con la propria coscienzà. Dopo il terzo caso di questo tipo avvenuto a Roma negli ultimi mesi vogliamo richiamare l'attenzione delle istituzioni, della società, della scuola e del Parlamento che ancora non ha approvato una legge contro l'omofobia degna di questo nome. Mercoledì 30 ottobre dalle ore 22 - conclude - organizzeremo una mobilitazione come momento di raccoglimento e di riflessione alla Gay Street di via di San Giovanni in Laterano proprio per dire basta all'omofobia e alla transfobia".

GAY NET - Stessa linea quella di Franco Grillini presidente Gaynet: "Ormai è una strage infinita, l'ennesimo suicidio di un omosessuale a Roma ci dice con chiarezza che nel nostro paese la vita per moltissimi omosessuali è difficilissima e che nell'impossibilità di viversi in serenità, soprattutto i giovanissimi, decidono di farla finita". "Non sappiamo cosa c'è scritto nella lettera d'addio e la prudenza è d'obbligo. Ma quel poco che è trapelato ci consente di dire ancora una volta che in Italia la politica è sorda e cieca - denuncia - e non riesce a promuovere con rapidità e decisione quei cambiamenti legislativi essenziali per imprimere una svolta alla vita di milioni di persone Lgbt".

PERDONACI - Grillini che prosegue: "Di fronte a questa tragedia resta l'amaro in bocca anche a chi come noi si batte da decenni soprattutto per conquistare condizioni di vita in serenità e benessere per gay, lesbiche e transessuali. A volte siamo presi da un senso di impotenza e di sconforto - sostiene Grillini - di fronte a un Parlamento e a una politica che si comporta come un muro di gomma e sembra impermeabile al grido di dolore di milioni di persone. C'è un fascismo strisciante e rabbioso che è molto di più e di peggio della semplice omofobia. Lo abbiamo visto in questi mesi con le decine di manifestazioni del fanatismo assassino che rivendica il suo diritto di dire che gli omosessuali sono 'malati e gravemente depravatì". "Oggi piangiamo il ragazzo di Roma - conclude - nella vana speranza che sia l'ultimo mentre la politica si dimentica del mondo e delle sue tragedie. Addio caro amico, perdonaci per non essere riusciti a salvarti la vita e a permetterti quella felicità a cui ogni essere umano ha diritto".

ITALIA INDIFFERENTE - Tre suicidi a Roma da parte di giovani gay, come sottolineato dal presidente di Equality Italia Antonio Mancuso: "Con profondo dolore e angoscia dobbiamo assistere all'ennesimo suicidio di ragazzo gay a Roma, il terzo in un anno, che racconta come, nonostante il gran parlare di leggi, azioni, promesse, nulla di davvero sostanziale si fa per aiutare concretamente, soprattutto i giovani e giovanissimi omosessuali a vivere con serenità il proprio orientamento sessuale". "Ancora una volta - denuncia Mancuso - è la politica che è interpellata a svolgere il suo dovere di cambiare i programmi scolastici integrandoli con un'attenzione non sporadica sulle differenze, di approvare provvedimenti legislativi come quello sull'omofobia realmente efficaci, che insieme alle pene introducano strumenti di prevenzione. C'è bisogno - sostiene - di strutture adatte ad aiutare i ragazzi in difficoltà, di accompagnare i genitori alla scoperta genuina dei propri figli, di tutelare dalle discriminazioni sul posto di lavoro, nel proprio quartiere, nelle scuole". "Ogni ragazzo che rinuncia alla vita, perchè sicuro di non potercela fare, è una sconfitta per tutte e tutti noi - sottolinea - e a questo non possiamo rispondere solo con l'indignazione, è l'indifferenza di chi potrebbe agire che dobbiamo combattere, perchè uccide ogni speranza nel futuro, nella possibilità che l'Italia diventi uno Stato davvero civile".

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