Carcere Regina Coeli: in cella con altri detenuti si impicca e muore

Il Sappe: "Persistono i drammi umani tra le sbarre"

Il carcere romano di Regina Coeli

Suicidio nel carcere romano di Regina Coeli dove un detenuto italiano di 60 anni, imputato per ricettazione e ristretto nella IV Sezione della casa circondariale di Trastevere, si è impiccato nella propria cella, che condivideva con altri quattro detenuti che non si sono accorti di nulla. Ne da notizia Maurizio Somma, segretario nazionale per il Lazio del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE: "Il pur tempestivo intervento dell’unico poliziotto penitenziario di servizio nulla ha potuto e l’uomo è purtroppo deceduto".

Ennesimo suicidio in carcere

Amareggiato il segretario generale del SAPPE, Donato Capece: "Questo nuovo drammatico suicidio di un altro detenuto evidenzia come i problemi sociali e umani permangono, eccome, nei penitenziari, lasciando isolato il personale di Polizia Penitenziaria (che purtroppo non ha potuto impedire il grave evento) a gestire queste situazioni di emergenza. Il suicidio è spesso la causa più comune di morte nelle carceri. Gli istituti penitenziari hanno l’obbligo di preservare la salute e la sicurezza dei detenuti, e l’Italia è certamente all’avanguardia per quanto concerne la normativa finalizzata a prevenire questi gravi eventi critici". 

Prevenzione del suicidio in carcere

"Ma il suicidio di un detenuto  - prosegue Capece - rappresenta un forte agente stressogeno per il personale di polizia e per gli altri detenuti. Per queste ragioni un programma di prevenzione del suicidio e l’organizzazione di un servizio d’intervento efficace sono misure utili non solo per i detenuti ma anche per l’intero istituto dove questi vengono implementati. E’ proprio in questo contesto che viene affrontato il problema della prevenzione del suicidio nel nostro Paese. Ma ciò non impedisce, purtroppo, che vi siano ristretti che scelgano liberamente di togliersi la vita durante la detenzione".

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Situazione allarmante 

"Negli ultimi 20 anni le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria hanno sventato, nelle carceri del Paese, più di 19mila tentati suicidi ed impedito che quasi 145mila atti di autolesionismo potessero avere nefaste conseguenze”, conclude il leader nazionale del primo Sindacato del Corpo. “Il dato oggettivo - conclude il segretario generale del SAPPE - è che la situazione nelle carceri resta allarmante. Altro che emergenza superata".
 

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