Civitavecchia: detenuta 42enne si suicida nella cella del carcere

La notizia resa nota dal sindacato Sappe della Polizia Penintenziaria. "E' purtroppo il quarto caso in pochi anni"

Si è suicidita nella cella del carcere dove stava scontando la sua pena. A decidere di farla finita una detenuta italiana di 42 anni, trovata priva di vita la mattina di domenica 24 agosto. Lo rende noto il segretario generale del Sappe (Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria) Donato Capece. "E' purtroppo il quarto caso in pochi anni che si verifica nella sezione femminile del carcere".

COORDINATORE STABILE - Il suicidio si è consumato nella notte tra sabato e domenica in un "reparto - scrive ancora Donato Capece - il cui Ispettore coordinatore (un uomo) è spesso impiegato in altri servizi d’istituto. Questo episodio deve far capire all'Amministrazione penitenziaria l’importanza di avere un coordinatore stabile del settore detentivo femminile, magari destinando in quell’incarico un Ispettore di Polizia Penitenziaria femminile".

OPERATO DELLA POLIZIA PENITENZIARIA - Una situazione allarmante, come spiega ancora il segretario generale del Sappe: "Quel che mi preme mettere in luce è la professionalità, la competenza e l'umanità che ogni giorno contraddistingue l'operato delle donne e degli uomini della Polizia Penitenziaria con tutti i detenuti  per garantire una carcerazione umana ed attenta pur in presenza ormai da anni di oggettive difficoltà operative come il sovraffollamento, le gravi carenze di organico di poliziotti, le strutture spesso inadeguate".

INTENTI SUICIDI IN CARCERE - Donato Capece che conclude: "Siamo attenti e sensibili, noi poliziotti penitenziari, alle difficoltà di tutti i detenuti, indipendentemente dalle condizioni sociali o dalla gravità del reato commesso. Negli ultimi vent'anni anni, dal 1992 al 2012, abbiamo salvato la vita ad oltre 17.000 detenuti che hanno tentato il suicidio ed ai quasi 119mila che hanno posto in essere atti di autolesionismo, molti deturpandosi anche violentemente il proprio corpo. Numeri su numeri che raccontano un'emergenza purtroppo ancora sottovalutata, anche dall’Amministrazione penitenziaria che pensa alla vigilanza dinamica come unica soluzione all’invivibilità della vita nelle celle senza però far lavorare i detenuti o impiegarli in attività socialmente utili".

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