Stupro in caserma, carabinieri: “Lei ci stava, non era ubriaca”

"Lei era disponibile ed era lucida, non ubriaca". E' quanto ha affermato il carabiniere accusato dello stupro in caserma. Accompagnato dall'avvocato Carlo Taormina è stato interrogato per tre ore

Uno dei carabinieri accusato della stupro avvenuto nella caserma del Quadraro  è stato ascoltato per oltre tre ore dal procuratore aggiunto Maria Monteleone e dal sostituto Eleonora Fini.

Il militare, che sarebbe l'autore materiale della violenza sessuale, ha dichiarato: “Lei era disponibile ed era lucida, non ubriaca.” Durante l'interrogatorio, che è stato secretato, il carabiniere ha ricostruito quanto avvenuto quella notte. "Lei ci stava - avrebbe detto l'uomo, che era accompagnato dal suo legale, l'avvocato Carlo Taormina -. Abbiamo bevuto un po' ma non era ubriaca, era assolutamente lucida". I quattro sono accusati di violenza sessuale di gruppo aggravata dall'abuso dei poteri e dei doveri inerenti a una funzione pubblica e dall'uso di sostanze alcoliche e compiuta "su persona comunque sottoposta a limitazioni della libertà personale".

Oggi erano in programma interrogatori anche per gli altri indagati ma, a seconda delle posizioni, ma il militare difeso da Fabrizio Consiglio, ha scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere, il carabiniere, difeso da Francesco Scacchi, non si è presentato in Procura mentre l'interrogatorio del vigile urbano, difeso da Mattia Lamarra, è saltato per l'adesione del proprio legale ad uno sciopero degli avvocati. In base a quanto si apprende ora la Procura potrebbe sollecitare un incidente probatorio sulla comparazione tra le tracce biologiche estrapolate sul corpo della vittima e il dna dei quattro indagati.
 

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