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Martedì, 25 Gennaio 2022
Cronaca

Stupro in caserma: sesso o violenza sessuale? Al via le indagini

I carabinieri in una nota: "Ha denunciato di aver intrattenuto rapporti sessuali mentre si trovava all'interno di una Stazione Carabinieri". Riscontri nel racconto della donna

Dopo la denuncia effettuata da una donna che afferma di essere stata vittima di uno stupro avvenuto all'interno di una stazione dei carabinieri, i militari del Nucleo Investigativo di via In Selci stanno indagando per fare luce sulle dichiarazioni.

Nella nota inviata dall'arma, si conferma che la donna, italiana, ha denunciato di aver intrattenuto rapporti sessuali mentre si trovava all’interno di una Stazione Carabinieri della Capitale, in stato di arresto, in attesa dell’udienza di convalida.

Quindi spiegano che la donna era stata arrestata dai Carabinieri di altra Stazione perché ritenuta responsabile di furto. Nel corso dell’udienza di convalida del suo arresto, la donna non aveva esposto, nè al PM né al Giudice Monocratico, quanto poi denunciato, nello stesso  pomeriggio, presso i Carabinieri della Stazione che l’avevano arrestata il giorno prima.  Subito dopo la denuncia, la donna è stata accompagnata in ospedale per essere sottoposta ad accertamenti sanitari. Una dettagliata informativa è stata tempestivamente inviata alla Procura della Repubblica di Roma che sta coordinando le indagini, tuttora in corso, i cui atti sono stati secretati dall’Autorità giudiziaria.

Secondo quanto scrive Carlo Bonini su La Repubblica: “I tre arrivano in caserma quando S. è già nella sua cella. Hanno passato la serata fuori e si sono tirati dietro un amico, un vigile urbano. Hanno bevuto e fanno bere anche S. E qui - racconta lei - comincia il suo incubo. I quattro le aprono la porta della cella. Le dicono di seguirli in sala mensa. Il rapporto sessuale è ripetuto. E di almeno un carabiniere, S. memorizza i tatuaggi su una parte del corpo”.


Quindi la denuncia avvenuta il giorno dopo in un'altra stazione dei carabinieri e il via alle indagini seguite dal Procuratore Maria Monteleone. Sempre secondo Bonini: “Il racconto dettagliato della ragazza (a cominciare dal dettaglio del tatuaggio sul corpo di uno dei militari) trova riscontro. Se non c'è violenza fisica - argomentano - è la prova che non c'è stata violenza sessuale. S. ha fatto sesso perché è quello che voleva. E poi, S. è una sbandata."

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