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Cronaca

Strage di Ardea, la ricostruzione di carabinieri e Procura: la verità sulle denunce contro Pignani e l'arma mai dichiarata

L'Arma e gli inquirenti della Procura: "Sul conto dell'omicida, Andrea Pignani, 35 anni, figura solamente una lite in ambito familiare"

Dall'arma mai dichiarata in possesso di Andrea Pignani, fino alle denunce mai presentate. L'Arma dei carabinieri e la Procura di Velletri, che indagano sulla strage di Ardrea, hanno raccontato in un comunicato congiunto, la verità degli inquirenti in merito alla tragedia che è costata la vita a Salvatore Ranieri, e ai fratellini di 10 e 5 anni Daniel e Davide Fusinato

Le indagini si muoveranno soprattutto in ambito familiare perché il movente del folle gesto di Pignani, semplicemente - allo stato attuale - non c'è. Anche perché, come spiega chi indaga, "non è emerso alcun contatto tra l'omicida e le sue vittime né alcun rapporto di conoscenza tra gli stessi". L'uomo, che avrebbe compiuto 35 anni ad agosto, ha colpito e ucciso per un raptus. Almeno questa è la chiave di letture di chi indaga che, comunque, scaverà (come già ha iniziato a fare) nel passato dell'ingegnere informatico, descritto da chi lo conosceva come un "uomo solo". E proprio sul versante familiare si concentra il focus degli inquirenti. A rischiare di più, ora, è la madre di Pignani. 

La pistola usata da Andrea Pignani mai denunciata

Per la donna c'è l'ipotesi di un'accusa per detenzione abusiva di armi. La pistola, una Beretta modello 81 calibro 7,65 con cui Pignani ha ucciso Salvatore Ranieri, Daniel e Davide Fusinato, e si è poi suicidato, apparteneva al padre del killer, ex guardia giurata, e non era mai stata denunciata dopo la morte dell'uomo. La madre di Pignani, che viveva nella stessa abitazione, rischia in particolare l'accusa di detenzione abusiva di armi, reato "punito con l'arresto da tre a dodici mesi o con l'ammenda fino a 371 euro".

"Le attività di indagine svolte dai Carabinieri di Frascati e di Anzio, sotto la direzione della Procura della Repubblica di Velletri, proseguono,  al fine di verificare eventuali responsabilità in ordine all'illecita detenzione dell'arma da sparo, per la quale non risulta sporta alcuna denuncia", hanno spiegato nel comunicato congiunto l'Arma dei Carabinieri e la Procura di Velletri. La madre di Pignani, interrogata dai Carabinieri subito dopo la tragedia di ieri, ha riferito di non sapere che fine avesse fatto la pistola del marito.

Le denunce fantasma contro Andrea Pignani

Gli inquirenti, inoltre, hanno voluto fare il punto anche su un altro lato oscuro, quello delle presunte denunce dei residenti del Consorzio di Colle Romito il killer. Su questo punto, però, non ci sarebbe dubbio secondo chi indaga: Andrea Pignani non era mai stato denunciato e non era in cura per patologia psichiatriche. "Dagli accertamenti eseguiti non risultano ulteriori denunce o segnalazioni a suo carico né che l'omicida fosse in cura per patologie di carattere psichiatrico né tantomeno che fosse in possesso di certificazione medica rilasciata da strutture sanitarie", spiegano l'Arma e la Procura di Velletri che poi aggiungono sul passato del 34enne: "Sul conto dell'omicida figura solamente una lite in ambito familiare, verificatasi con la madre l'11 maggio 2020, che ha reso necessario l'intervento di una pattuglia di Carabinieri presso la loro abitazione di viale Colle Romito".

La famiglia: "La Procura faccia chiarezza"

A seguito della lite del maggio 2020, "Pignani - si legge - veniva fatto accompagnare da un'ambulanza presso il Pronto Soccorso del Nuovo Ospedale dei Castelli di Ariccia dove giungeva volontariamente nel pomeriggio stesso per 'stato di agitazione psicomotoria' con codice azzurro, venendo sottoposto a consulenza psichiatrica, a seguito della quale veniva dimesso la mattina successiva con diagnosi di 'stato di agitazione - paziente urgente differibile che necessita di trattamento non immediato. Si affida al padre'".

Il padre dell'uomo, una ex guardia giurata, morì a fine 2020. Un decesso che non sarebbe mai stato comunicato alle forze dell'ordine con l'arma "presa" così senza permesso dal figlio, che il 13 giugno scorso si è trasformato in un killer. E la conferma che Pignani non fosse in cura, è arrivata anche dalla Asl di zona, quella di Roma 6: "Non è mai stato sottoposto a trattamento sanitario obbligatorio presso le nostre strutture aziendali e non era in carico ai servizio territoriali di salute mentale".

La verità sui soccorsi

Fari anche sulla tempestività dei soccorsi subito dopo gli spari. Stella Di Gennaro, nonna materna di Daniel e Davide Fusinato, disperata domenica - a caldo - aveva detto: "Respiravano, tenevano la mano al padre. Sono morti dando la mano al padre. Mezz'ora ci ha messo l'ambulanza", i soccorsi "sono arrivati troppo tardi". Ieri, sul tema, l'Ares del 118 - minuto per munito - ha voluto ripercorrere quei momenti: "La prima telefonata di soccorso al 112 è delle ore 10:57 e 32 secondi, immediatamente è stata trasferita ai Carabinieri perché erano segnalati spari, e al 118. Ares 118 si è immediatamente allertata inviando subito la prima ambulanza con medico a bordo, che è giunta sul posto esattamente dopo 11 minuti dalla telefonata. Successivamente, sono giunti anche gli altri mezzi di soccorso".

"Nonostante i ripetuti tentativi di rianimazione effettuati la situazione si è subito presentata compromessa, stante i danni irreversibili provocati dai colpi d'arma da fuoco. I nostri operatori hanno fatto di tutto ma purtroppo il quadro era irrecuperabile. L'Azienda ha reso disponibile per il proprio personale impegnato nelle procedure di soccorso il servizio di psicologi del lavoro di cui dispone per aiutarli a superare l'importante stress derivante da un evento così tragico", si legge in una nota.

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