Mercoledì, 28 Luglio 2021
Cronaca

Cooperanti romani morti a Kabul: eroina nei corpi, ma non si drogavano

Emerge un elemento inquietante intorno alla morte a Kabul di Stefano Siringo e Iendi Iannelli. Nelle vene dei due trovata eroina purissima, praticamente letale, ma i due non facevano uso di droghe

Arrivano possibili novità sulla morte di Stefano Siringo e Iendi Iannelli, i due cooperanti romani, morti a Kabul nel febbraio 2006 in circostanze misteriose.
A riportare la notizia è il quotidiano Il Messaggero, secondo cui i due potrebbero essere stati uccisi da una dose letale di eroina purissima iniettata contro la loro volontà.

Il quotidiano riferisce i risultati di una perizia di Marcello Chiarotti, consulente del pubblico ministero Luca Palamara, chiamato a spiegare le cause della morte dei due cooperanti, trovati cadaveri nella stanza di Iannelli. I due, secondo il giornale, erano possibili testimoni oculari della sottrazione di milioni di euro destinati alla ricostruzione in Afghanistan.

Stefano e Iendi furono uccisi da una dose micidiale di eroina pura all’89 %: ovvero  una percentuale di principio attivo altissima. Fatto che fece dubitare da subito dell'ipotesi di un “incidente”, infatti chi li conosceva bene, così come le persone che li frequentavano a Kabul hanno raccontato, all'epoca, che i due giovani non avevano mai fatto uso di droghe. Così, la droga, con quel quantitativo di sostanza pura così elevata, rinvenuta nei corpi dei due, fa pensare a un'esecuzione. L'ipotesi agghiacciante che si avanti è che Siringo e Iannelli siano stati uccisi per nascondere qualcosa che non doveva essere portato alla luce del sole.


A giugno scorso, il Gip del tribunale di Roma Rosalba Liso ha prorogato di altri sei mesi l'inchiesta chiedendo inoltre di ascoltare alcuni testimoni fondamentali della vicenda.

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Cooperanti romani morti a Kabul: eroina nei corpi, ma non si drogavano

RomaToday è in caricamento