Stadio Roma, inchiesta della Procura sulla vendita dei terreni di Tor di Valle

Il pm Mario Dovinola ha aperto un fascicolo per bancarotta al fine di verificare se la cessione del terreno sia o meno stata dettata dalla volontà di sottrarre fondi ai creditori

La Procura di Roma ha avviato un'inchiesta sul passaggio di proprietà del terreno di Tor Di Valle sul quale dovrebbe sorgere il nuovo stadio della Roma. Il pm Mario Dovinola ha aperto un fascicolo per bancarotta al fine di verificare se la cessione del terreno, di proprietà di alcune società in fallimento al momento della vendita nel giugno 2013, sia o meno stata dettata dalla volontà di sottrarre fondi ai creditori. Tra le verifiche anche quella relativa alla congruità del prezzo con cui il terreno dove sorge l'ex ippodromo è stato venduto, 42 milioni di euro. Gli accertamenti sono stati avviati a Napoli e poi trasferiti, per competenza territoriale, nella Capitale. Il rischio è che venga revocato l'atto di compravendita.

A commentare la notizia l'associazione ambientalista Italia Nostra che, strenua oppositrice del progetto del nuovo impianto sportivo, tra le motivazione aveva sottolineato anche la questione del passaggio di proprietà: “Per quanto odioso sia dire 'Ve l'avevamo detto' Italia Nostra Roma, unica e sola, glielo aveva detto afferma in un comunicato l'associazione rivolgendosi al sindaco di Roma Ignazio Marino. "Italia Nostra Roma ha depositato, in quell'occasione (il 2 ottobre scorso in sede di Commissione capitoline congiunte, ndr) un documento nel quale si evidenzia quello che nessuno aveva rilevato sulla proprietà dell'area” sottolinea l'associazione che ricorda come sia stata aperta una seconda indagine: “Anche il curatore fallimentare sta verificando tutti gli atti”. Per Italia Nostra prima di proseguire bisognerebbe attendere l'esito delle indagini: “Il Comune ha il dovere di decidere solo dopo la chiusura delle due indagini, penale e civile” perché, per l'associazione “sia penalmente che civilmente l'atto di compravendita potrebbe essere considerato illegittimo e quindi revocato”.

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Infine una nota verso il primo cittadino: “Non apprezziamo le dichiarazioni del Sindaco Marino che non si è preoccupato di far verificare, a monte, di chi fosse la reale proprietà dell'area. L'abbiamo già detto e lo ripetiamo: gli stadi vanno costruiti per liberare il complesso monumentale del Foro Italico dall'uso improprio domenicale e non solo, ma è obbligo, dovere e responsabilità totale del Sindaco non di riflettere, questa volta, ma di fermarsi e cambiare strada”.

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