Spending review: ecco come si spegne la Discoteca di Stato

La 'spending review' fa un'altra illustre vittima, è l'Istituto Centrale per i Beni Sonori ed Audiovisivi, che chiuderà i battenti, mettendo così a rischio la memoria sonora degli ultimi novanta anni di storia italiana

Più passano i giorni e più diventa chiara la reale consistenza dei tagli della spending review. La notizia, tendenzialmente nascosta dalla maggior parte dei media, riguarda il taglio dell’Istituto Centrale per i Beni Sonori ed Audiovisivi (ICBSA), storico istituto italiano fondamentale contenitore di memoria storica. L'ICBSA è la vecchia discoteca statale nata nel 1928 e fortemente voluta dal Re Vittorio Emanuele III "Ritenuta la necessità assoluta ed urgente di disciplinare e sviluppare, mediante la istituzione di una Discoteca di Stato, la raccolta e diffusione di dischi fonografici riproducenti la voce di cittadini italiani benemeriti della Patria." La chiusura è contenuta all'interno dell'articolo 12 comma 38 del decreto legge 95 del 6 luglio 2012 la cosidetta 'spending review'.

Il suo patrimonio è composto attualmente da oltre 300.000 supporti: dai cilindri di cera inventati da Edison, ai dischi, nastri, video fino agli attuali supporti digitali. Conserva anche una ricchissima collezione di strumenti storici per la riproduzione del suono: fonografi, grammofoni e altri apparecchi dalla fine dell'ottocento agli anni cinquanta. Voci e nastri dei grandi personaggi della storia d'Italia, un patrimonio inestimabile di memoria per il nostro paese. L'ICBSA ha altresì il compito di formulare standard e linee guida in materia di conservazione e gestione dei beni sonori ed audiovisivi, promuovendo, anche in collaborazione con altre istituzioni nazionali e internazionali, attività formative e approfondimenti tecnico-scientifici negli ambiti di competenza.
 
Sorge più di un dubbio sulla scelta di eliminare completamente un istituto unico nel nostro paese, che non ha auto blu, non effettua alcun spreco di denaro, con un budget ridotto a livelli di sussistenza, circa 450mila euro l'anno, senza contare la frustrazione dei 37 lavoratori già decimati da vari prepensionamenti. Non si capisce poi, perché contemporaneamente si ritiene di istituire un nuovo organismo di Istituto centrale sperimentale di cinematografia dove accorpare l'ICBSA, i cui costi saranno incomparabilmente maggiori per le pubbliche finanze e che nulla hanno a che vedere con la tutela e la valorizzazione della nostra memoria sonora ed audiovisiva. 
 
In difesa dell'istituto è stato lanciato un appello da più parti, politiche e mediatiche, con un lista di domande rivolte al governo, con l'obiettivo di chiarire le reali ragioni di questo taglio netto. La convinzione dell'appello è che la soppressione dell'ICBSA sia un nuovo, grave colpo alla conservazione della memoria ed alla diffusione della cultura nel nostro Paese.
 
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