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Cronaca

Le torture degli Spada: umiliano 25enne su tik tok, lo sfruttano e lo sequestrano: il gip convalida i fermi dei due fratelli

Nei video, con in sottofondo le canzoni neomelodiche, si vede la vittima - 25 anni - bersaglio di Francesco Spada e messo alla gogna sui social

Sono stati convalidati oggi i fermi di Francesco e Juan Carlos Spada, rampolli emergenti del clan accusati di sequestro di persona, associazione a delinquere per spaccio di stupefacenti e riduzione in schiavitù, con l'aggravante del metodo mafioso. Soprusi e umiliazioni diffuse anche sui social, su Tik Tok. Ed è proprio dai social che emergono ulteriori particolari della vicenda. Si vede la vittima - un ragazzo romeno di 25 anni - trattato come se fosse un burattino, quasi utilizzato come clown.

In un video pubblicato sul profilo di Francesco Spada, si vede come il ragazzo sia stato costretto a bere un'intera bottiglia di whisky, rischiando quasi finire in coma etilico. Il tutto con il sottofondo di 'Se mi lasci non vale' in versione neomelodica, con appena 20 like e un commento. In un altro video, invece, la vittima è stata schernita, anche qui per tredici like. A commentare altri componenti della famiglia. Video che non sono diventati virali e che non hanno nulla a che fare con il bullismo 2.0, piuttosto con la volontà di chi vuole confermare la propria importanza sul territorio. 

La testimonianza della sorella della vittima

D'altronde anche la sorella della vittima aveva raccontato agli inquirenti come il fratello fosse "diventato lo schiavo di Francesco Spada, lo hanno anche utilizzato per fare video da pubblicare sui social network dicendogli che in cambio gli avrebbero dato cocaina, invece poi lo minacciavano dicendo che aveva un debito con loro". Ha detto la giovane alla polizia aggiungendo altri particolari: "Mio fratello più che contrarre debiti, era totalmente assoggettato al loro volere. Se Francesco Spada aveva necessità di comprare le sigarette contattava mio fratello e lo obbligava ad andare dal tabaccaio e fare l'acquisto, qualora si fosse rifiutato lo avrebbero picchiato".  

Sequestrato anche per 10 euro

Che gli Spada si sentivano in diritto di poter esercitare questo ruolo di forza nei confronti del 25enne romeno, lo sottolinea ancora la sorella della vittima, come si evince in uno stralcio del decreto di fermo: "Sin da subito i due fratelli Spada hanno iniziato a dare cocaina a mio fratello, pur essendo a conoscenza che non lavorava e non era in grado di sopperire gli impegni che pattuiva per l'acquisto della sostanza stupefacente. All'inizio la sostanza stupefacente veniva ceduta, successivamente loro tornavano da lui e gli chiedevano i soldi dicendo che aveva un debito nei loro confronti. Se non avesse eseguito tempestivamente le loro richieste, iniziavano ad utilizzarlo come se fosse stato uno schiavo e a fronte di un debito di 10 euro lo tenevano chiuso in casa per ore intere, anche facendogli trascorrere la notte fuori casa, senza mangiare e bere".

La notte tra il 23 e il 24 maggio la ragazza ha incontrato il fratello in via delle Isole del Capoverde. "Stava tremando dalla paura perché doveva dare 80 euro a Francesco Spada. - racconta - Aveva dei segni sul viso, sia sull'occhio che all'altezza della testa. Per questo motivo, come di consueto, ho dato a mio fratello 80 euro che gli servivano per pagare Francesco Spada. Mi è capitato di dare soldi a Spada per evitare che mio fratello fosse picchiato".  

Le torture degli Spada

L'ultimo episodio di violenza era scoppiato per un debito di 60 euro. Francesco e Juan Carlos Spada hanno rintracciato il ragazzo in una pizzeria di piazza Gasparri (quella del padre Armando Spada), picchiandolo con una mazza da baseball e facendolo scappare in una pozza di sangue. A dare l'allarme fu stata la mamma. La telefonata al Nue, però, si interruppe per paura. Questo però è bastato per convincere i poliziotti ad andare in zona. La donna, trovata in lacrime, è stata portata in Commissariato la sera stessa. Lì ha raccontato tutto.  

La mamma del 25enne - chiave di volta dell'indagine denominata 'Mater Matuta' proprio in suo onore - con la sua denuncia ha dato il via all'indagine che si è conclusa con l'arresto dei fratelli Spada, il sequestro di un appartamento e di una somma di denaro, circa seimila euro, trovati a casa dei familiari dei due. La donna - ex badante - anni fa aveva visto "assegnarsi" un garage proprio dagli esponenti del clan, in via Forni nel cuore del territorio dei sinti di Ostia, corrispondendo 300 euro al mese al clan per poter abitare lì con i suoi figli, mentre lei veniva impiegata in nero nelle attività economiche della famiglia sul litorale, come la pizzeria di Armando Spada. Una sorta di welfare per conquistare consenso nel quartiere.

È qui che però è iniziato l'incubo: gli Spada prendono di mira il figlio maggiore della donna e, offrendogli dosi di cocaina e crack, lo inducono alla tossicodipendenza. Appena contrae piccoli debiti, gli Spada minacciano lui e tutta la famiglia. Quando qualcosa non va, inoltre, il 25enne viene sequestrato e picchiato. Estorsioni, botte, minacce, nel classico stile Spada.

I due Spada in carcere

Per i due fratelli Spada, oggi il giudice ha disposto la custodia cautelare in carcere. Al fermo confermato dal Gip di Roma, eseguito dopo un'indagine lampo della Polizia coordinata dal procuratore aggiunto dalla Dda di Roma Ilaria Calò e dal pm Mario Palazzi, si è arrivati proprio grazie alla denuncia presentata dalla madre coraggio, stanca di vedere le violenze che subivano i figli. Una famiglia, quella romena, finita nella tela dagli Spada da anni, da quando dal 2016 avevano iniziato a pagare quei 300 euro per vivere abusivamente in un garage.  

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