Spaccio agli "Orti": così la banda di Max reclutava sodali tra i residenti in difficoltà economiche

I vertici della banda istruivano le nuove reclute per far "sparire" la droga in caso di arrivo delle forze dell'ordine

Spaccio agli "Orti" di San Basilio

Una associazione particolarmente pericolosa in quanto capace di estendersi sulla popolazione di un intero quartiere fagocitandovi quanti in quella zona si trovino in disagiate condizioni socio-economiche". E' quanto si legge nell'ordinanza con la quale il Giudice Anna Maria Fattori ha disposto 38 arresti per spaccio di sostanze stupefacenti nella zona degli "Orti" di San Basilio. 

La banda di Max 

Così Max e la sua banda avevano allestito un sistema di vendita di cocaina e marijuana h24 nel popoloso e popolare quartiere della periferia nord est della Capitale. Assieme al vertice della banda i suoi sodali, "Chiappa", il "Nero", "Amore", "Caccola" e "Magnamerda" in qualità di organizzatori.

Sotto di loro, in una struttura piramidale ben strutturata, vedette, pusher e fornitori di pasti, legna da ardere per i bracieri dove far sparire la 'merce' e per ritirare le dosi da distribuire agli spacciatori dalle case dove veniva fatta la cosiddetta "retta". Fra loro "Capoccione", "Baffo", "la Napoletana", "Tina", "Spaghetto", "Dodo", "Fulmine", "Ranocchia", "Lelletto", Willy", "Biondo", "Dadone", "Nano", "Pupilla", "Granchio", "Bruscolino" e "Bebbo" solo per citare i soprannomi di qualcuno. Un totale di 38 persone, tutte arrestate nel corso del blitz dei carabinieri. 

Spaccio agli "Orti" di San Basilio: il video 

Vedette e pusher che prima di essere assoldati alla causa dello spaccio agli "Orti" venivano indottrinati su cosa fare all'arrivo delle "guardie". 

Il reclutamento dei nuovi pusher 

A descrivere bene l'arruolamento una intercettazione ambientale fra Max, il capo della banda, un pusher ed un organizzatore dei turni, nel quale si descrive dettagliatamente il "modus operandi dell'organizzazione" da insegnare ad un nuovo pusher: "oggi gli devi sta appresso un po'...per capire come deve scappare...quello che deve fare...quando arrivano (le forze dell'ordine ndr)". 

Poi la lezione diretta al futuro spacciatore: "C'è poco da scappà, non scappà - si legge ancora nell'intercettazione -. All'ultimo quando ti stanno a parà (ndr fermare) butti tutto".  Poi gli viene spiegata l'importanza dei bracieri per far sparire la droga all'arrivo delle "guardie" una volta udita la parola d'ordine "Fermate, fermate". 

"E' una freddezza tua il fuoco....perchè come li vedi che stanno arrivando....bum bum bum...certo prima li devi vedere arrivare...non è che te chiamano e butti". Parole in codice che dovevano essere ben comprese dal pusher di turno: "Quando se li vedi arrivare...ti dicono FERMATE FERMATE...butti tutto". 

Il fortino dello spaccio di San Basilio 

Spaccio che avveniva in un fortino allestito nella zona degli "Orti" attraverso una fessura ricavata in un portoncino blindato: "non è che devi stare e vedere...ti arriva la gente...ti mette la mano...tu non mettere mai la mano nel buco. Tu gli dici metti la mano, tu non metter mai la mano di fuori, non sia mai è una guardia...ti prende il braccio, ti trattiene (...) Li fai entrare loro con la mano dentro al buco capito?". 

Una indagine nel corso della quale i carabinieri di Montesacro hanno ricostruito dettagliatamente il modus operandi dei componenti della banda il cui grado di organizzazione è chiaramente desumibile, oltre che dalla rigorosa suddivisione di ruoli e compiti, anche dall’uso di strumenti funzionali al sodalizio, tra i quali walkie-talkie (per garantirsi efficaci comunicazioni, utili all’immediata diramazione di ordini e disposizioni, ovvero a lanciare allarmi sulla presenza delle forze dell’ordine), bracieri che permettevano di distruggere lo stupefacente prima dell’intervento delle pattuglie, nonché un’autovettura abilmente attrezzata con un “doppio fondo” che serviva a rifornire ciclicamente i pusher di turno.

Lo spaccio di droga agli "Orti" di San Basilio 

L’attività investigativa ha disvelato la struttura dell’organizzazione, consentendo di identificare varie figure operanti in seno al gruppo criminale, come contabili addetti alla verifica degli incassi giornalieri, vedette con il compito di indirizzare gli assuntori e allertare sulla presenza delle autoradio, spacciatori al dettaglio incaricati di gestire direttamente la consegna di droga, nonché persone appositamente dedicate alla preparazione dei pasti per i sodali e all’acquisto della legna da ardere per mantenere accesi i bracieri.

A dare manforte alla tesi investigativa dei carabinieri la strutturazione delle aree di spaccio per la difesa da azioni di controllo, in quanto l’attività illecita era stata organizzata e suddivisa su tre distinte postazioni strategiche: la prima, all’ingresso di uno stabile in via Luigi Gigliotti, con portone rinforzato in modo da garantire la fuga al pusher in caso di intervento delle forze dell’ordine; la seconda, nell’area rurale situata nei pressi di un traliccio dell’energia elettrica di via Carlo Farina, ove erano presenti due differenti siti (uno fortificato con cancello blindato e filo spinato; la terza, nella zona tra Piazza Aldo Bozzi, Via Carlo Farina e via Aldisio Salvatore, ove era pure presente un appostamento rinforzato con cancello di ferro e filo spinato.

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Dunque un sistema di welfare ben strutturato, in grado di garantire a tutti i sodali aiuti economici a loro ed alle loro famiglie anche in caso di arresto. Un vero e proprio "sistema" per parafrase il film Gomorra, smantellato dai carabinieri, sino al prossimo sodalizio criminale, pronto a prendere in mano gli affari e a dar vita a nuovi stratagemmi. 

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