"Ecco che succede a chi sgarra": pusher sequestrati per tre giorni e costretti a "lavorare" gratis

La Direzione Distrettuale Antimafia e la polizia di Stato hanno ricostruito un giro d'affari messo in piedi da un gruppo di pusher nella zona di Due Leoni, uno spaccio a conduzione familiare

Immagine di repertorio

"Ecco che succede a chi sgarra". Un video di pochi secondi dove si vedeva un ragazzo romeno di 21 anni legato ad una sedia e, vicino, tre uomini che lo picchiavano. Una aggressione filmata e mandata sul cellulare della compagna della vittima, anche lei finita nella rete del branco. 

Sono bastati meno di due mesi di indagini alla polizia di Stato e alla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma per capire cosa fosse accaduto a fine agosto scorso. Una storia venuta a galla grazie al coraggio della compagna del 21enne, anche lei sequestrata dai pusher, che approfittando di un momento di distrazione era riuscita a scappare dai suoi aguzzini raccontando tutto alle forze dell'ordine. 

I due giovani pusher sequestrati

La vicenda è iniziata intorno al 20 agosto. I due giovani erano arrivati nella zona di via San Biagio Platani, nel quartiere di Due Leoni a due passi da Tor Bella Monaca, zona nota per la compravendita di sostanze stupefacenti. Volevano tirare sù qualche soldo facile con lo spaccio, entrare nel giro come pusher. E così, dopo un contatto con qualche capo piazza, è iniziato il "rapporto di lavoro". 

I ragazzi, costantemente controllati, erano in strada a spacciare per più di 14 ore al giorno. Poi, dopo due giorni, l'inizio dell'incubo. "Qui mancano i soldi. Mancano 100 euro". Poi ancora: "Mancano 15 pezzi di crack", "Mancano 300 euro". Le accuse ricevute dai giovani da parte dei capi piazza. Insinuazioni che, in poco tempo, sono diventate il pretesto per passare all'azione. I due sono stati sequestrati per 3 giorni e chiusi in un garage abbandonato nella zona di Valle Fiorita.

Lei costretta a "lavorare" per 72 ore, gratis e sorvegliata sempre da un componente del branco, spacciando per il gruppo. Lui legato e picchiato. Una distrazione di uno dei carcerieri, dopo tre giorni di sequestro, ha permesso di fuggire alla ragazza che, una volta fuori, ha chiamato il Numero Unico per le Emergenze. Sei giorni dopo, il 26 agosto, la polizia arrestò un componente della banda, un 21enne egiziano.

Rapporto Mafie nel Lazio: piazze si spaccio 'affittate' a Roma

La chiusura delle indagini e l'arresto di altri due uomini

Oggi, dopo le indagini della Dia e del Commissariato Casilino di Roma, sono state identificate tutte le persone che gestivano una delle piazze di spaccio in via San Biagio Platani. Dopo una serie di perquisizioni, durante le quali sono stati raccolti vari preziosi indizi, il Tribunale di Roma ha emesso un'ordinanza di custodia cautelare a carico di tre persone accusate anche di estorsione: per un 25enne, ritenuto il capo dell'organizzazione, sono scattate le manette ed è stato condotto presso il carcere di Velletri; la stessa misura cautelare è stata confermata per il 21enne egiziano fermato in flagrante (ancora ristretto a Rebibbia); mentre per un 19enne romano, è stata disposta la misura degli arresti domiciliari. 

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Lo spaccio a conduzione familiare a Due Leoni

Non solo però. Le indagini, infatti, hanno permesso di arrestare altre tre persone che gestivano lo spaccio nel quartiere. Sempre nella stessa indagine, infatti, rimasta coinvolta anche la moglie di uno dei "capi" e per lei è stato disposto l'obbligo di presentazione in commissariato. Indagati invece in stato di libertà altri 4 sodali. Sulla compravendita di stupefacente, inoltre, le indagini continueranno per cercare di risalire anche ad altri eventuali collegamenti. 

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