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Spaccio di droga per la 'Roma Bene': proseguono le indagini della Squadra Mobile

Dopo l'arresto di quattro pusher le indagini degli inquirenti hanno permesso di raccogliere univoci elementi probatori nei confronti dei 4 indagati. L'attività tra Torre Gaia ed il centro commerciale Euclide

Continuano le indagini della Squadra Mobile su un giro di spaccio di droga per la 'Roma Bene'. Gli investigatori, diretti dal dottor Renato Cortese, dopo aver decapitato il giro lo scorso 20 marzo hanno eseguito un‘ordinanza di misura cautelare per gli arresti domiciliari, disposta dall’Autorità  Giudiziaria, nei confronti di padre e figlio di 63 e 39 anni ed altri due pusher di 30 e 59 anni.

ELEMENTI PROBATORI UNIVOCI - Le indagini hanno permesso di raccogliere univoci elementi probatori nei confronti degli indagati che, come emerso anche dalle intercettazioni telefoniche, sono ritenuti responsabili, in concorso tra loro, del reato di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, per aver detenuto diversi quantitativi di droga che, in maniera continuativa e redditizia, sono stati ceduti a terzi acquirenti.

TORRE GAIA E CENTRO COMMERCIALE - In particolare nell’attività di spaccio che interessava la zona sud-est di Roma e, nello specifico, il quartiere di Torre Gaia, hanno operato il 30enne ed il 59enne, mentre nei quartieri Parioli e Flaminio sono stati invece attivi il padre. operatore televisivo, e suo figlio, che avevano scelto quale luogo riservato alle cessioni di stupefacente il centro commerciale Euclide di via Flaminia.

ALTRI 4 INDAGATI - Nel corso dell’operazione gli investigatori hanno effettuato ulteriori perquisizioni locali e personali, sempre su disposizione dall’Autorità Giudiziaria, nei confronti di altre 4 persone, che avrebbero legami con la “Roma bene”, e che potrebbero essere coinvolte nella vicenda.

SOSPETTI SU UN APPUNTATO DEI CARABINIERI - Tra questi ultimi ci sarebbe anche un Appuntato dell’Arma dei Carabinieri, già in servizio all’epoca delle indagini presso una delle stazioni della capitale. Nei confronti di quest’ultimo, benché non colpito da alcuna misura cautelare, sono emersi, nel corso delle attività di intercettazione, precise responsabilità per avere omesso di denunciare i reati di sequestro di persona, detenzione di sostanza stupefacente, rapina e procurata evasione agli arresti domiciliari. Nei confronti invece di una 39enne e di un 27enne, il Gip presso il Tribunale di Roma ha disposto, invece, il divieto di dimora nella capitale oltre all’obbligo di firma.

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