Il giro dei fratelli Bianchi, spedizioni punitive per chi non pagava: "Vivevano di spaccio di droga"

Sei le persone raggiunte da un'ordinanza di custodia cautelare. I clienti temevano le violenze del gruppo

I fratelli Marco e Gabriele Bianchi

Vivevano con lo spaccio di droga ed erano molto temuti in paese, considerati come dei veri e propri "despoti" dai loro coetanei. Ad incutere terrore i fratelli Marco e Gabriele Bianchi,  già in carcere in quanto indagati per l'omicidio di Willy Monteiro Duarte, ucciso a Colleferro lo scorso 6 settembre. I due fratelli di 26 e 28 anni sono stati arrestati alla prime luci dell'alba assieme ad altre 4 persone per spaccio di droga e tentata estorsione. Spaccio al dettaglio a Velletri, Artena e Lariano, come emerso dalle indagini dei carabinieri della Compagnia di Velletri, soprattutto di dosi di cocaina da 0,4 grammi vendute a 40 Euro l'una. 

"I Bianchi ad Artena sono conosciuti per essere dei despoti nei confronti dei loro coetanei e sono temuti nel paese per il loro stravagante stile di vita fatto di violenze e smodatezze e spesso si fanno valere per essere abili conoscitori di arti marziali tipo Mma".  E' quanto riferito da un testimone sentito dopo un'aggressione ai danni del figlio che aveva contratto con uno degli indagati un debito di 20 euro per l'acquisto di droga. 

Era infatti il giugno del 2019 quando il giovane venne pestato da due degli spacciatori arrestati stamattina per non aver saldaro il 'buffo' del 'pezzo' acquistato qualche giorno prima. Portato in un vicolo il ragazzo venne infatti picchiato. Richiesto l'intervento del padre, che si trovava nei paraggi ad una sagra, l'uomo venne a sua volta picchiato. Poi la denuncia, con l'arrivo davanti casa del ragazzo qualche giorno dopo dei fratello Bianchi "per sapere come stavo", ma  in realtà "erano solo interessati a sapere se avevevamo fatto denuncia ai carabineiri o alla polizia". 

"Come emerso nel corso delle indagini molti soggetti acquirenti hanno reso alla polizia giudiziaria dichiarazioni palesemente reticenti manifestando timore per la propria incolumità". Scrive il gip di Velletri Ilaria Tarantino nell'ordinanza di custodia cautelare. "Appare pertanto evidente il rischio di condizionamento - scrive ancora il gip -  dei possibili testimoni". In un verbale contenuto nell'ordinanza uno degli acquirenti interpellato sui contatti telefonici con uno dei fratelli Bianchi riferiva di "normali incontri di amicizia" aggiungendo che "non intendo rispondere ad altro avendo una famiglia e figlie".  "A me queste situazioni dispiacciono, non voglio il male di nessuno. Soprattutto il mio", riferiva un altro acquirente sentito a sommarie informazioni. Ogni dose dal peso di 0,4 grammi era indicata con nomignoli, come 'caffè, 'camicie', 'magliette', 'giacchetto', 'aperitivo', 'il Cd della serie di gomorra'. 

Paura manifestata anche il successivo 7 di maggio dopo che i carabinieri fermarono un ragazzo con la dose appena acquistata. Accompagnato in caserma al cliente venne fatta ascoltare una intercettazione con lo stesso che poi riferì ai militari: "Nelle conversazioni che mi avete fatto sentire riconosco la mia voce ma non quella del mio interlocutore (Gabriele Bianchi ndr). Non posso ricordare tutte le telefonate che faccio".

Una vita agiata, fatta di alberghi, auto di lusso e vita da nababbi quella dei due fratelli di 26 e 28 anni. "Dagli accertamenti estesi al nucleo familiare degli indagati è emerso con riferimento in particolare agli indagati Marco e Gabriele Bianchi che non svolgono attività lavorativa stabile e non dispongono di redditi leciti, non hanno praticamente mai presentato dichiarazioni dei redditi". Scrive ancora il gip di Velletri Ilaria Tarantino.  

Inoltre, scrive il gip "dall'analisi dei conti correnti intestati, quasi tutti con saldo pari a zero, sono state rilevate pochissime operazioni, per importi irrilevanti e risalenti nel tempo. Tale circostanza induce a ritenere che gli indagati traggano i loro mezzi di sussistenza unicamente da attività illecite e in particolare dallo spaccio di sostanze stupefacenti, attività, questa, che presuppone la disponibilità di denaro contante e non tracciabile". "Il pericolo di reiterazione del reato si desume sia dalle specifiche modalità e circostanze dei fatti che dalla personalità degli indagati, che sono apparsi pienamente disinvolti nella violazione della disciplina in materia di stupefacenti", si legge ancora nell'ordinanza.

Come spiegato poi dal Maggiore Tommaso Angelone, Comandante della Compagnia dei Carabinieri di Velletri: "Il gruppo operava su diversi Comuni dei Castelli Romani, i vari clienti erano fortemente intimoriti dagli indagati che erano consapevoli che a causa di un ritardo o di un mancato pagamento dello stupefacente potevano subire delle spedizioni punitive che andavano da minacce a vere e proprie aggressioni fisiche".  

Indagini che hanno infatti permesso di ricostruire il modus operandi del gruppo, appurando come gli indagati ricorrevano abitualmente ad azioni violente e minacce per intimorire gli assuntori insolventi e obbligarli a pagare i compensi pattuiti per l’acquisto dello stupefacente. Le regole erano ben chiare tra i vari acquirenti: tutti sapevano che bisognava pagare nei tempi e nei modi stabiliti e tutti erano consapevoli che, in caso contrario, potevano subire una vera e propria “spedizione punitiva” che, oltre alle minacce, poteva comportare violente aggressioni fisiche.

Il timore e l’intimidazione erano ben diffusi in quel contesto, anche perché alcuni degli appartenenti al gruppo erano esperti nell’uso di arti marziali, che avevano partecipato, con buoni risultati, anche a competizioni nazionali.

Il circuito era ben collaudato, a tal punto che, nonostante il “lockdown”, le consegne avvenivano ugualmente, sfruttando le poche occasioni in cui erano consentiti gli spostamenti sul territorio. Il giro di affari assicurato dall’attività illecita era importante: gli arrestati, non a caso, utilizzavano auto di grosse cilindrata, abiti griffati e orologi di valore, documentando ogni serata trascorsa nelle più importanti piazze della “movida” della zona dei Castelli Romani” con foto e video pubblicati sui social.
 

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