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'Operazione Pizzutella'

'Operazione Pizzutella'

"Se non paghi lo diciamo ai tuoi familiari": sgominate due bande di pusher a Segni ed Artena

I fermi nell'ambito della 'Operazione Pizzutella'. Gli arrestati minacciavano i consumatori di cocaina ed hashish non disdegnando minacce fisiche e verbali. Decapitato un giro d'affari da 20mila euro a settimana

Minacciavano i debitori con aggressioni verbali e fisiche ma soprattutto morali: "Se non ci paghi la droga lo diciamo ai tuoi genitori o ai tuoi familiari". A mettere fine ad un giro di spaccio di cocaina ed hashish i carabinieri della compagnia di Colleferro che all'alba di oggi 31 marzo hanno sgominato due distinte bande operanti tra Segni ed Artena, in provincia di Roma. Tredici gli arrestati, per loro le accuse sono spaccio di sostanze stupefacenti, estorsioni e furti in abitazioni.

OPERAZIONE PIZZUTELLA - Le quattordici misure cautelari (con una persona ancora ricercata) e coercitive nei confronti degli appartenenti ai due sodalizi criminali sono arrivate al termine della 'Operazione Pizzutella', dal nome di una particolare varietà di uva coltivata nella zona dei fermi e anche alla luce del periodo dell'inizio delle indagini (settembre-ottobre). I risultati dell'attività sono stati esposti nel corso di una conferenza stampa alla presenza dal tenente colonnello Luciano Magrini, comandante del Gruppo Carabinieri di Frascati, del capitano Emanuele Meleleo, comandante della compagnia dei carabinieri di Colleferro, e dei luogotenenti Montesano e Sorrentino, rispettivamente comandanti del Nucleo Operativo Radiomobile e della stazione dei Militari dell'Arma sempre del Comune a sud della Capitale.

SPACCIO IN PAESE - Secondo quanto ricostruito dagli investigatori le due bande operavano senza collegamenti diretti tra loro facendo leva sulla moralità degli acquirenti. Il giro di spaccio era infatti destinato perlopiù a consumatori dei due piccoli centri della provincia di Roma, Segni ed Artena, ed erano basati su un rapporto di fiducia-conoscenza tra pusher e cliente. Una situazione delicata, in due paesi piccoli (meno di 10mila abitanti a Segni e poco più di 14mila ad Artena).

BUON NOME DEI CONSUMATORI - Proprio questo particolare rendeva particolarmente efficaci le minacce di minare il buon nome dei clienti in caso di mancato pagamento della 'merce'. In molti casi si trattava infatti di insospettabili professionisti e di giovani del posto, sui quali pendeva la 'spada di Damocle' di rendere noto il loro 'vizio' ai paesani, ai familiari, ai conoscenti e, nel caso dei più giovani, ai loro genitori. Le due bande operavano anche nelle province di Latina e Frosinone fornendo droga ad una 'clientala' variegata per estrazione sociale (da giovanissimi 20enni ad affermati professionisti 50enni).

GIRO D'AFFARI COSPICUO - Un giro d'affari cospicuo secondo quanto riscontrato dagli investigatori, che hanno calcolato la vendita di 400 'pezzi' tra cocaina ed hashish a settimana per un giro di entrate di circa 20mila euro ogni sette giorni.

'OPERAZIONE PIZZUTELLA' - IL VIDEO

AUTO IN LEASING - In particolare i Militari dell'Arma hanno scoperto come uno degli insolventi fosse stato vittima di una pesante estorsione con i pusher arrivati a togliergli la sua automobile (una Ford) come pegno dei mancati pagamenti. Una situazione delicata con la vittima ad offrire in cambio del 'buffo' e della propria auto un leasing per comprare un'altra autovetture nuova da dare ai suoi aguzzini per saldare il debito e riavere la propria senza destare sospetto tra i parenti della vittima.

CLIENTE ACCOLTELLATORE - Minacce ed estorsioni che non sempre andavano a buon fine, come nell'agosto del 2013 quando un debitore, vistosi minacciato dal riscossore del credito e da un suo complice, non ha esitato ad accoltellarli mandandoli entrambi all'ospedale in prognosi riservata. L'accoltellatore venne poi arrestato dai carabinieri con l'accusa di tentato omicidio e ristretto agli arresti in carcere.

UN ANNO DI INDAGINI - I provvedimenti sono scaturiti a conclusione di una complessa attività investigativa condotta dai Carabinieri di Colleferro, avviata verso la fine dell’anno 2012, sotto la direzione della Procura della Repubblica di Velletri.  Quattordici fermi (con successive perquisizioni domiciliari estese anche alla zona del Torrino a Roma) emessi dal Gip veliterno dottoressa Amendola: per 9 persone si sono aperte le porte del carcere, 4 sono state sottoposte agli arresti domiciliari e 1 all’obbligo di firma.

ARMI - In particolare il sodalizio operante in Segni si è caratterizzato per le modalità violente utilizzate per il “recupero” del denaro non corrisposto dai “clienti” inadempienti, paventando la disponibilità di armi clandestine. Aveva inoltre notevole efficacia ai fini del recupero dei crediti nei confronti dei giovani assuntori, con la minaccia di chiedere i soldi direttamente ai genitori.

GLI ARRESTI - Due degli arrestati, un pregiudicato e un cittadino albanese di Valmontone, dovranno rispondere anche di sette furti in abitazione posti in essere fra Valmontone, Colleferro, Segni e Artena. Tra le persone arrestate vi sono: due fratelli imprenditori nel ramo edile di Segni, due operai e un gestore di Bar di Segni; due fratelli operai in Gavignano; un disoccupato e un cittadino albanese in Valmontone e infine quattro operai in Artena, (con un cittadino straniero è ancora irreperibile).

PROSEGUO DELLE INDAGINI - In particolare i carabinieri hanno ricostruito come le due bande si rifornissero della droga (da Latina, Frosione e dal quartiere romano di Tor Bella Monaca), soprattutto nel fine settimana aumentando la loro 'attività di spaccio' nel week end. Nonostante le minacce esplicite non sono state trovate armi, ma le indagini proseguiranno.

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