Liberalizzare hashish e marijuana? Il sindaco Marino dice sì

Le parole del primo cittadino sulla scia di Colorado e Stato di Washington dove si vendono cannabis in capsule che azzerano il rischio di conbustione. Ieri la bocciatura della legge Fini-Giovanardi

"Ho sempre pensato che bisognerebbe legalizzare le droghe leggere, come l'hashish e la marjuana". Queste le parole del sindaco di Roma Ignazio Marino durante l'incontro di oggi 13 febbraio 'Carriere dei consumatori di droga tra sistema sanitario e detenzione' nel corso del quale è stato presentato l'omonimo libro, nella Sala del Carroccio in Campidoglio.

SULLA SCIA DI COLORADO E STATO DI WASHINGTON - "Bisogna valutare quello che stanno facendo in Colorado e nello Stato di Washington" spiega il primo cittadino, riferendosi a un "interessante esperimento sociale" che prevede la "liberalizzare e la vendita di prodotti derivati dalla cannabis. Oltretutto in quei due Stati americani si vendono cannabis in capsule come per la sigaretta elettrica in modo da eliminare i rischi della combustione".

"Sarebbe molto più sicuro" continua Marino. "Se avessi un figlio adolescente che vuole utilizzare cannabis preferirei che avesse la piantina piuttosto che infilarsi in un mercato pericoloso, dove tra l'altro la cannabis viene estratta spesso da piante geneticamente modificate e dannose per la salute". Ma, tiene a precisare, "questo non significa incoraggiare uno stile di vita che porta all'uso delle droghe leggere che certamente va scoraggiato come l'utilizzo dell'alcol e sigarette".

LEGGE FINI-GIOVANARDI - Liberalizzazione si o no? Una questione nazionale, certo, che rituona dopo la bocciatura di ieri da parte della Corte Costituzionale della legge Fini-Giovanardi. "Circa 67.000 persone sono in carcere, tra questi il 70% sono detenuti a causa di questa legge. Avere quindi circa 20.000 persone in alcuni casi non curate o riabilitate è una riflessione che non può attendere.

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Visitando il carcere di Favignana in Sicilia" ha concluso il sindaco "ho visto queste celle dove i bagni avevano un rivestimento in amianto, quando era vietato. Due ragazzi detenuti a causa di questa legge in una cella buia e senza finestre, mi hanno chiesto di vedere cosa si prova a stare in una cella umida e senza luce. Allora ho capito che questo non significa recupero o riabilitazione".

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