Cronaca Trastevere

Rialto Sant'Ambrogio: blitz della polizia e chiusura del centro culturale

Insieme ai sigilli venerdì sono scattate le polemiche. Il PD: “A Roma si respira un clima pesante”. L'assessore Croppi: “E' un'iniziativa della questura, non nostra”. I responsbili del centro: “Alemanno faccia chiarezza”

Venerdì sera il centro culturale Rialto S.Ambrogio, all'interno del Ghetto ebraico, è stato sgomberato  e posto sotto sequestro dalla Polizia. A denunciare la chiusura sono stati gli stessi operatori del centro secondo i quali venerdì sera alle 23 circa una quarantina di poliziotti in borghese si sono presentati "come per un normale controllo. In realtà - si legge nella nota - hanno ripreso con telecamere ogni attività del centro e fatto immediatamente uscire il pubblico in attesa dello spettacolo previsto, poi hanno apposto i sigilli al locale".

Secondo la polizia l'operazione condotta al Rialtooccupato rientra  nell'ambito degli interventi notturni su piazza Campo dei Fiori, piazza Navona, e dintorni. Nei controlli effettuati nel locale sono emerse alcune irregolarità. All'esterno del locale erano presenti circa 200 persone ed all'interno sono state controllate 40 persone alcune delle quali con lattine o bicchieri contenenti birra. Un'altra sala era stata attrezzata con strumenti idonei alla diffusione di musica; a seguito del controllo i locali destinati agli spettacoli danzanti sono stati posti a sequestro preventivo ed a contestuale sequestro probatorio. I locali destinati alla somministrazione di alimenti e bevande sono stati sottoposti a sequestro amministrativo.

Immediata è esplosa la polemica politica. Secondo alcuni esponenti politici infatti la chiusura è l'ennessima testimonianza del clima pesante che si respira a Roma.  "Condanniamo la chiusura del centro sociale Rialto Sant'Ambrogio”, spiegano in una nota, Maurizio Bartolucci e Francesco Siciliano, responsabili della Cultura rispettivamente del Partito Democratico di Roma e del Lazio. “Una chiusura avvenuta con l'apposizione dei sigilli all'attività commerciale, condotta con un dispiegamento di uomini e mezzi tale da sembrare una provocazione".

"Il clima che si respira a Roma”, aggiungono i due esponenti del Pd, “è decisamente pesante ed involuto: si mettono i sigilli e si reprime il libero pensiero. A pochi giorni dai fatti avvenuti all'università, la chiusura del centro sociale Rialto Sant'Ambrogio rappresenta l'ennesimo segnale Preoccupante".

L'assessore capitolino alla Cultura Umberto Croppi è sorpreso: “È stata un'iniziativa della questura  hanno utilizzato una vecchia ordinanza del Comune ma l'hanno utilizzata loro, senza neanche avvertirci. Io non ne sapevo niente”. Croppi aggiunge che “per il Rialto è in corso di perfezionamento una pratica che porterà al trasferimento nell'ex comando dei vigili urbani a Porta Portese. L'operazione è ampiamente cofinanziata dal Comune”.

Uno dei responsabili del Rialto, Luigi Tamborrino “dietro i sigilli si potrebbe celare anche la volontà del Comune di chiudere definitivamente il Rialto e affossare il progetto, contenuto in una delibera del 2004, di trasferirlo a Porta Portese. Appena 10 giorni fa in un incontro in Campidoglio ci era stata confermata tale disponibilità, ora però il blitz di ieri notte e le parole di Mollicone ci fanno pensare a tutt'altro. Ci aspettiamo che Alemanno faccia chiarezza al più presto".

Soddisfazione per la chiusura del centro è stata invece espressa dalla Comunità Ebraica di Roma, che ringrazia le forze dell'ordine, ritenendo importante restituire, nel pieno rispetto delle regole, serenità e pace nel quartiere". "Auspichiamo”, si legge ancora nella nota “che il centro possa proseguire nella sua ordinaria attività di promozione e di sviluppo culturale, nell'interesse delle cittadinanza tutta".
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