Sieropositiva e con un tumore al cervello in carcere per scontare 3 mesi

La donna, 44 anni affetta da Aids e di recente operata per un tumore al cervello, si trova nel carcere di Rebibbia per scontare una condanna residua di meno di 3 mesi. "Giustizia impietosa"

DA TODAY.IT - Giulietta è una donna di 44 anni, affetta da Aids ed è stata recentemente operata per un tumore al cervello. E' invalida al 100% ma dal 13 gennaio si trova nel carcere di Rebibbia per scontare una pena residua di 2 mesi e 24 giorni per un reato legato agli stupefacenti.

"Stiamo parlando qui di persone che non hanno neppure gli occhi per piangere" ci dice il legale della donna, l'avvocato Giancarlo Liberati. E' stato lui che ha presentato un'istanza di differimento e sospensione della pena: "La signora è tossicodipendente, in trattamento con il metadone, ha l'epatite C, l'Hiv e in più ha il cancro. Riportarla in carcere per una condanna di 2 mesi e 24 giorni è un grave caso di giustizia impietosa".

L'ufficio del Garante dei detenuti del Lazio ha confermato che la donna si trova da alcuni giorni nell'infermeria del carcere di Rebibbia a Roma, che non è attrezzata per una paziente di questo tipo: "Capite anche voi che stiamo parlando di una persona che non ha praticamente difese immunitarie. C'è un documento dell'Asl di Roma che l'ha definita invalida al 100%" ci spiega l'avvocato della donna, che non è la prima volta che si trova di fronte a un caso del genere.

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"Ovviamente il problema non è tanto per la questione specifica di Giulietta. Il punto è che lei non è un caso isolato ma l'esempio di un malcostume italiano che bisogna sconfiggere. Come lei ci saranno centinaia di poveri cristi con pene irrisorie e che necessitano di assistenza ma che non hanno la possibilità di pagare un avvocato per chiedere il differimento della pena. Quindi una volta indiziati vengono subito sbattuti in carcere e nessuno si cura più delle loro patologie. Senza contare che per le condizioni fisiche che vivono non posso certo essere definiti soggetti pericolosi".
 
La notizia è stata diffusa nello stesso giorno dell'inaugurazione dell'anno giudiziario e del discorso del presidente della Corte di Cassazione Giorgio Santacroce: "Si parla tanto di indulto, di amnistia e poi ci troviamo di fronte a casi come questi. In realtà per risolverli sarebbe necessario soltanto una modifica di alcuni articoli del nostro codice penale. Sarebbe facile ma tutto ciò non viene fatto perché riguarda gli ultimi della società" conclude l'avvocato.

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