Shoah, il ricordo della deportazione del 16 ottobre 1943

In piazza nel quartiere ebraico di Roma il rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni e il presidente della comunità ebraica Riccardo Pacifici insieme al cardinal Vallino e al sindaco Gianni Alemanno

Ancora vivo dopo 68 anni il ricordo della deportazione degli ebrei dal ghetto di Roma. Ieri, nell'anniversario del 16 ottobre 1943, si è svolta sulla piazza che porta il nome di quella data nel quartiere ebraico di Roma una celebrazione, al termine della quale c'è stata la tradizionale fiaccolata organizzata dalla Comunità di Sant'Egidio e dalla Comunità ebraica della Capitale. “Festeggiamo la Festa delle Capanne - ha spiegato il rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni - a ricordo della traversata degli ebrei nel deserto. I nazisti che non avevano rispetto né della memoria né delle persone hanno violato anche il senso di questa festività. È come se in una comunità cristiana fosse stata operata violenza nel giorno di Natale". Alla cerimonia, oltre agli interventi del cardinale Agostino Vallini e del presidente dell'Ucei, Renzo Gattegna, ha preso la parola il presidente della Comunità ebraica Riccardo Pacifici. "Le sfide che ci attendono sono tante - ha detto - rompere il muro di sospetto, della xenofobia e del razzismo. Roma, l'Italia e gli ebrei non hanno paura". "L'oblio di tanta sofferenza sarebbe un impoverimento morale imperdonabile", ha detto il vicario di Roma, card.Agostino Vallini, auspicando che la memoria di quel 16 ottobre "si elevi costantemente come monito solenne per la difesa dei diritti inalienabili dell'uomo e dei popoli e formi le menti e i cuori a saper resistere al pericolo di ogni risorgente razzismo e antisemitismo".

"Non siamo qui solo a ricordare - ha detto il sindaco di Roma Gianni Alemanno - quel giorno infame in cui la violenza e l'odio politico nazifascista alimentato dal razzismo si sono uniti per atti di violenza anche nei confronti di bambini. Questa marcia, la più drammaticamente bella, è l'esercizio più importante per il futuro. Dobbiamo rispondere con forza che Roma non dimentica i suoi bambini e quei suoi cittadini portati via. Ecco il nostro impegno: Roma non vuole dimenticare". Alemanno ha fatto poi riferimento agli atti di violenza accaduti sabato 15 ottobre e ha ricordato, salutato da un applauso, la prossima liberazione di Shalit. "Da mesi - ha affermato il presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti - tanti ragazzi stanno entrando nelle case degli anziani con telecamere per raccogliere testimonianze per la Banca della Memoria, e guardando quei video spesso emerge il 16 ottobre come data che ha segnato e ferito questa città. Ascoltando quelle voci si comprende il valore di questa bellissima marcia perché la Memoria è la volontà di tramandare i valori negativi che erano dietro quei fatti storici. Il 16 ottobre non deve stare solo nei libri di storia ma ci deve imporre tutti i giorni coerenza perché nessuno si senta più solo per la sua religione".

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La presidente della Regione Lazio Renata Polverini ha infine ricordato il viaggio della memoria che ha appena compiuto con i ragazzi in Polonia. "Il Ghetto di Cracovia, il lager di Auschwitz riescono a far comprendere meglio di tante parole ai ragazzi ciò che è accaduto – ha detto la Polverini - Ci torneremo ma porteremo i giovani anche in altri campi perché vogliamo farli anche 'spaventare' per dare loro il testimone che ciò non accada più. Non vogliamo più vedere quanto accaduto tanti anni fa e quello che è accaduto ieri". Per Andrea Riccardi di Sant'Egidio "ricordare il 16 ottobre è una memoria viva che si rinnova ogni anno e ci aiuta a combattere a mani nude tutti i germi di disprezzo che sono ancora nella nostra società". A rafforzare gli auspici, subito dopo la cerimonia i partecipanti si sono recati al giardino della sinagoga per festeggiare, insieme, il succot. (Fonte Ansa)

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