"Firma il contratto o ti tagliamo la mano": sequestrano e minacciano imprenditore con il metodo mafioso

Le indagini, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma e partite dalla denuncia della vittima, hanno permesso di ricostruire il grave episodio di violenza

"Se non firmi ti tagliamo la mano, poi ti ammazziamo e ce la prendiamo con la tua famiglia". Sono alcune delle minacce che una banda di quattro uomini di Cerveteri tra i 30 e i 33 anni aveva rivolto ad un imprenditore di Roma colpevole, per così dire, di essere entrato in società con uno degli odierni arrestati. 

A ricostruire il tutto le indagini, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Capitale partite proprio dalla denuncia della vittima che hanno permesso di ricostruire il grave episodio di violenza. I quattro sono stati arrestati dai militari della guardi di finanza con l'accusa di sequestro di persona a scopo di estorsione, aggravato dal "metodo mafioso".

Tutto è iniziato quando l'uomo, che aveva preso in gestione da uno degli arrestati un bar nel rione 'Borgo', nel cuore di Roma, a gennaio era stato estromesso forzatamente dalla società e non aveva fatto in tempo a pagare circa 30 mila euro di debiti a fornitori. Da lì sono iniziate le minacce, continuate, sfociate poi nella violenza. 

Ad inizio marzo è stato invitato con una scusa nel bar, portato nel magazzino del locale, privato del telefono e minacciato affinché firmasse documenti per il riconoscimento di un debito non dovuto, nonché un contratto preliminare di vendita relativo a una tabaccheria, ubicata nella stessa zona, amministrata insieme ai propri familiari. Documenti per un totale di 180 mila euro circa. 

Un sequestro lampo dove gli aguzzini non avevano avuto paura di minacciare la vittima con una pistola e un tira pugni. Impaurito, l'uomo si è quindi rivolto alle forze dell'ordine che hanno iniziato l'attività di indagine. 

Nel corso delle investigazioni è stato poi documentato un secondo episodio estorsivo, avvenuto in un locale pubblico, per ottenere la firma di altre cambiali relative al pagamento di un fornitore del bar e interrotto dall'intervento di altre persone presenti.

Secondo gli inquirenti, in entrambi gli episodi per intimidire la vittima, i quattro "hanno evidenziato la propria esperienza nell'esecuzione di azioni violente, anche mediante l'uso di armi nella loro disponibilità, nonché contatti con figure di spicco della criminalità romana".

 

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