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Mercoledì, 22 Maggio 2024
Cronaca

L'industria dei sequestri di persona dei Bangla di Roma

L'ultimo episodio che ha portato all'arresto di 'Bachcu', leader dell'associazione Dhuumcatu punto di riferimento dei bengalesi a Roma, non è l'unico caso di violenze tra gli appartenenti delle comunità asiatica

A Roma c'è una industria oscura, quella dei sequestri di persona da decine di mila euro tra gli appartenenti della comunità bengalese. Da una parte ci sono le vittime, dall'altra i carnefici e i mandanti. E tra loro ci sono anche nomi eccellenti come Nure Alam Siddique detto 'Bachcu', presidente della storica associazione Dhuumcatu di Torpignattara, arrestato da carabinieri e polizia che, coordinati dalla direzione distrettuale antimafia, per una storia che riguarda proprio un sequestro di persona, un connazionale. La vittima è stata sequestrata per tre volte nel 2022. Una volta proprio nella sede dell'associazione, una seconda in via delle Gardenie e la terza è stata legata e portata in una stanza di un hotel a Carsoli. 

Arrestato 'Bachcu'

Un incubo. 'Bachcu', che secondo l'accusa sarebbe stato il mandante di quel sequestro, pretendeva da quel connazionale che era ormai diventata la sua preda, ben 100mila euro. Un credito che l'uomo avrebbe maturato per aver chiesto aiuto per ottenere il permesso di soggiorno in favore di due suoi conoscenti. Pagati 10000 euro, soldi che ammontavano al debito originale, l'uomo pensava di aver chiuso la vicenda ma così non fu, almeno stando a quanto emerso. 

"Non vi dovete fermare a Torre Maura, vai fuori Roma. So che ha un appartamento a Dacca, lo vende e mi dà 200mila euro. Se non da i soldi, ammazzare", le minacce. 'Bachcu', tra i referenti di spiccio della nutrita comunità Bangla di Roma, è finito in carcere per questa storia.

In attesa del giudizio definitivo, la vicenda racconta però ancora una volta la pratica dei sequestri di persona che nella comunità bengalese romana appare proprio essere un business. Un modo per far valere la propria forza tra i connazionali in difficoltà, facendo leva su un clima di omertà. Le cronache hanno raccontato diversi episodi simili. 

Il sequestro nel bunker dell'Appio Tuscolano

Nel 2023, infatti, i carabinieri ricostruirono un altro sequestro di persona dalle dinamiche simili. Anche in quel caso la vittima fu costretta a pagare 10000 euro.  I fatti andarono in scena nella zona dell'Appio Tuscolano. Lì, in un "bunker", i quattro bengalesi 'Himel', 'Roni', 'Arif' e 'Alì' sequestrarono la vittima per tre giorni. Con loro c'erano anche altri uomini, almeno 5, ma al momento non oggetto di indagine perché non riconosciuti dalla vittima.

Il gruppo dei Bengala, dopo un breve tragitto in macchina, aveva portato la loro preda in una baracca. Un bunker artigianale di legno senza bagno, né finestre dove vittima resta una notte prima della nuova visita della banda violenta. I soldi - 10 mila euro in contanti - vengono consegnati a una persona di fiducia di 'Himel' in Bangladesh. Il gruppo lo rilascia, minacciandolo di non fare denuncia. Lui, invece, torna a casa e va dai carabinieri, nonostante la serie di fratture a costole e naso che ormai aveva riportato.

Sequestrato e picchiato a Torre Maura

Sempre nel 2023 e sempre per la somma di diecimila euro, un altro bengalese è stato sequestrato. L'uomo è stato salvato dalla moglie che ha chiamato il numero unico di emergenza permettendo ai carabinieri di Centocelle di intervenire. I fatti sono andati in scena nella zona di Torre Maura. 

La donna - come il marito entrambi del Bangladesh - raccontò ai militari di essere stata contattata telefonicamente da un connazionale che le diceva di aver sequestrato suo marito e che lo avrebbe liberato soltanto dopo la restituzione dei 10.000 euro che gli aveva prestato pochi giorni prima. L'uomo, sotto choc, fu trovato in un deposito tra via Giglioli e via Calabresi dove, all'interno, c'erano anche i suoi quattro aguzzini poi arrestati

Ventimila euro come riscatto

Modus simili che raccontano dinamiche che durano da anni. Basti pensare a quanto successo nel 2012 quando un ragazzo fu rapito e segregato per due giorni da tre bengalesi perché "colpevole" di essere amico di un suo connazionale benestante.

La storia dell'epoca arrivava da Porta Maggiore. In quell'occasione, come ricostruito dalla polizia, in un primo momento la somma richiesta per il riscatto era di 100.000 euro, successivamente scesa fino a 20.000

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