Guerriglia tra via Veneto e piazza Barberini: il 12 aprile tra feriti e fermati

Dodicimila manifestanti a Porta Pia. Manifestazione pacifica fino a via Veneto, dove è iniziato l'assedio al ministero del Welfare. Polizia e carabinieri reagiscono al lancio di oggetto ed è il caos. Quindici i feriti. Sei i fermi. Un uomo rischia la mano

Gli scontri su via Veneto. Foto Andrea Ronchini

La quiete dopo la tempesta tra via Veneto e Piazza Barberini si materializza poco dopo le 18.20. La coda del corteo è da poco passata e poliziotti e carabinieri respirano, svestono le armature che poco prima li hanno protetti dal fitto lancio di oggetti di cui sono stati oggetto. A terra le immagini simbolo di una nuova giornata di battaglia per la Capitale. I k-way azzurri abbandonati in strada, le scarpe da ginnastica perse sull'asfalto, i cocci di bottiglia e resti di petardi e bomboni. E poi le macchie di sangue. E la gente ferita. Tanti manifestanti, ma anche poliziotti e carabinieri doloranti e costretti a medicare graffi, contusioni, lacerazioni. Per alcuni di loro, quindici per la precisione, un po' d'acqua e un cerotto non bastano. Serve l'ambulanza. Per uno di loro addirittura la sala operatoria. Forse perderà la mano.

Le cassandre che pronosticavano un corteo ad alta tensione hanno, per una volta, avuto ragione. La giornata contro il governo Renzi e l'austerity passerà alla storia per quel terribile quarto d'ora vissuto tra via Veneto e piazza Barberini e non come l'inizio di un percorso di lotta contro i provvedimenti  dell'ex sindaco di Firenze e del suo esecutivo.

Diecimila, forse dodicimila, persone hanno affollato Porta Pia. Un corteo convocato per le 14, ma partito ben oltre le 15.30. Un serpentone lento e ordinato, dove la rabbia contro le politiche del governo Renzi l'ha fatta da padrone. Tanti gli slogan e uno striscione in testa in cui si leggeva: "Ribaltiamo il governo Renzi. Cancelliamo il decreto Lupi". No ai nuovi provvedimenti per il lavoro. No ai nuovi provvedimenti per affrontare l'emergenza abitativa. Una ribellione pacifica e colorata che, giunta davanti in piazza XX settembre, davanti al ministero dell'Economia, si è trasformata in goliardia. Arancia e uova contro il ministero, a dire che ormai "siamo alla frutta".

Il serpentone è lento, è arrabbiato, ma anche colorato. Almeno fino all'imbocco di via Veneto. Qui rallenta ancora, si ferma, praticamente staziona. Cinque minuti, dieci minuti. Venti. Carabinieri e polizia fanno scudo. Sopportano il lancio di qualche arancio, mandarino o ortaggio. Ad un certo punto, il blocco diventa anche monocolore. Non è il nero stavolta, ma l'azzurro. I blocchi blu, li chiameranno pochi minuti più tardi. Un gruppo di ragazzi si veste con dei k way e fa blocco. Nessuna pressione, solo cori provocatori contro le forze dell'ordine. Il grido  è "assedio, assedio". Il corteo è fermo. Le forze dell'ordine non lo tollerano e decidono di liberare la via. Una prima carica di alleggerimento da' il via a 15 minuti terribili.

Teatro dello scontro la discesa che da via Veneto conduce a piazza Barberini. I blocchi blu reagiscono alla carica con un lancio di petardi e bottiglie. Violente le esplosioni che si susseguono (GUARDA IL VIDEO). Le forze dell'ordine rifanno blocco a loro volta e parte una carica, stavolta più dura. I manifestanti corrono, scappano, perdono scarpe, maschere, si liberano dei k-way.

Alcuni vengono raggiunti e fermati. Altri si dileguano, ricongiungendosi alla testa del corteo che nel frattempo ha raggiunto via del Tritone. Dietro, il caos e la conta dei feriti. Il più grave è un 45enne peruviano, immortalato con la mano spappolata, verosimilmente da un petardo. Per lui ricovero in codice rosso all'Umberto I. I medici lo portano in sala operatoria per tentare disperatamente di salvargli la mano. Secondo quanto riferisce il 118 sono 15 in tutto i feriti. Oltre al cittadino peruviano, nei vari ospedali della Capitale sono stati trasportati 8 poliziotti e 7 manifestanti. Ci sono tre codici gialli e poi tutti codici verdi per contusioni ed escoriazioni. Un agente ha subìto bruciature agli arti inferiori, probabilmente per lo scoppio di una bomba carta. La Questura aggiorna il bilancio dei feriti, portando a 15 quello delle forze dell'ordine.

Alle 19 la manifestazione raggiunge nuovamente Porta Pia. Al 'traguardo' meno della metà di quelli che avevano iniziato la manifestazione. Nel frattempo le polemiche sono appena iniziate. Il sindaco Marino esprime solidarietà alle forze dell'ordine e spiega: "Il diritto a manifestare, soprattutto per un tema tanto importante e drammaticamente attuale come quello dell’emergenza abitativa, non può trasformarsi negli atti di violenza a cui abbiamo assistito oggi nel centro di Roma. Una violenza che non è solamente fisica, ma colpisce con forza l’intera città, che svolge il suo ruolo di Capitale ospitando cortei e manifestazioni e ne riceve in cambio scontri e disordini. Ringrazio le forze dell’ordine per il lavoro svolto, sono vicino agli agenti rimasti feriti durante gli scontri. Mi auguro che al più presto si possa tornare ad affrontare in sede di governo il tema dell’emergenza casa, che si sta aggravando in modo drammatico e che ferisce la dignità di vita di decine di migliaia di persone".

Tutti i sindacati di polizia insorgono. I manifestanti polemizzano contro la gestione dell'ordine pubblico, puntando già il dito contro il ministro dell'Interno Alfano. Il copione delle prossime ore, dei prossimi giorni, è già scritto. La conta dei fermati, le polemiche. La conta dei danni, le polemiche.

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