Cronaca

Scontri: "Tra noi poliziotti troppi 50enni. Andiamo in piazza per 7 euro al giorno"

Un funzionario della Mobile in servizio il 15 ottobre spiega dal punto di vista delle forze dell'ordine la giornata di scontri che ha sconvolto Roma

La manifestazione e gli scontri visti da un punto di vista inusuale: quello di un  funzionario del Reparto mobile di Roma, ieri impegnato per ore in strada a contrastare i violenti.

Intervistato dall'Ansa dichiara che loro, i poliziotti, scendono in piazza “per 7 euro al giorno” e che sabato ha visto poliziotti ultracinquantenni all'inseguimento di teppisti ventenni, che "attaccavano con raffinate tecniche di guerriglia", dopo avere filmato ed indicato ai loro compagni "i varchi meno presidiati dalle forze dell'ordine."

 "Ho visto anche - rileva - carabinieri reduci dall'Afghanistan indietreggiare: abbiamo passato momenti difficili" La giornata, racconta il poliziotto dall'Olimpico, dove si prepara a gestire un'altra dura serata sul fronte dell'ordine pubblico, quella del derby, "si è conclusa purtroppo con pochi fermi ed arresti dopo ore di battaglia. Si poteva fare di più, ma un problema che pochi considerano è quello dell'invecchiamento degli agenti. Nel mio reparto ieri il più giovane aveva 47 anni ed è durissima fare lunghe corse per cinque ore con addosso casco, scudo e maschera antigas, mentre si fronteggiano diciottenni che hanno ben altra prestanza fisica. Non dimentichiamo che ieri un carabiniere è stato colto da infarto mentre correva".

Sulla strada, nei servizi di ordine pubblico, sottolinea, "devono starci i giovani, che hanno il fisico ed anche l'entusiasmo. Io capisco che un padre di famiglia, con figli a casa, ci pensi non due, ma dieci volte, prima di lanciarsi con impeto contro chi ti scaglia addosso mazzette di cinque chili. E non dimentichiamo che percepiamo sette euro lorde per rischiare la vita in questo servizio". Servirebbe, ha aggiunto, "un ricambio generazionale, ma l'età media dei poliziotti continua ad alzarsi (ora è di 48 anni), visto che non si assume e si va in pensione sempre più tardi". L'agente passa poi a descrivere la giornata. Le avvisaglie degli scontri, spiega, "c'erano: fin dall'inizio abbiamo visto nel corteo frange di malintenzionati col volto travisato, scudi e corpi contundenti. Li tenevamo sotto controllo fin da quando sono arrivati dalla metropolitana, ma si sono nascosti tra la folla pacifica. E non è vero - precisa - che i manifestanti li hanno isolati, perché uscivano continuamente per attacchi a negozi, banche ed auto per poi tornare nel corteo". Ciò, osserva, "ha reso difficile il nostro intervento perché catturare queste persone avrebbe comportato il rischio di colpire la folla".

Rispetto ad un'altra giornata nera, quella dello scorso 14 dicembre, prosegue il funzionario, "i violenti hanno ulteriormente affinato le loro tecniche di guerriglia, avvicinandosi alle forze dell'ordine, filmandole e chiamando poi sul cellulare i loro compagni per segnalare i punti deboli. E lì hanno colpito, dopo il Colosseo ed in via Labicana, dove i nuclei erano meno numerosi perché il grosso stava presidiando le zone istituzionali". L'intento preciso dei 'neri', secondo l'uomo, "era quello di dividerci per aggredirci. Noi dovevamo quindi non rispondere alle provocazioni e rimanere compatti". Il problema, considera l'agente, "é che occorrerebbe fermare i violenti prima che entrino nel corteo. Per farlo bisognerebbe capire chi sono e da dove vengono e ieri, contrariamente a quanto avvenuto in altre occasioni, non avevamo il supporto delle Digos delle altre province di provenienza dei manifestanti perché non ci sono soldi per pagare le missioni".
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