Caso Paolini: venerdì la decisione del Tribunale del Riesame

Il Tribunale di Roma si è riservato di decidere in merito alla richiesta di arresti domiciliari avanzata dai legali difensori del noto 'disturbatore televisivo'

Gabriele Paolini

Il tribunale del Riesame si è riservato di decidere in merito alla scarcerazione di Gabriele Paolini, il disturbatore tv finito in carcere il 10 novembre scorso per prostituzione minorile e detenzione di materiale pedopornografico. Nei prossimi giorni il tribunale si esprimerà sul ricorso presentato dai difensori dell'uomo che hanno chiesto la revoca dell'ordine di custodia cautelare o di disporre i domiciliari.

RICHIESTA DI DOMICILIARI - Gabriele Paolini, in carcere con le accuse di prostituzione minorile e detenzione di materiale pedopornografico, conoscerà dunque nei prossimi giorni l'esito del ricorso con il quale i suoi difensori hanno chiesto al Tribunale del Riesame di revocare l'ordine di custodia cautelare. I penalisti Lorenzo La Marca e Massimiliano Kornmuller hanno chiesto in subordine che a Paolini vengano concessi gli arresti domiciliari indicando anche il luogo dove potrà essere facilmente controllato.

DECISIONE IL 30 NOVEMBRE - Il Tribunale del Riesame deciderà entro il 30 novembre prossimo su questa istanza. Intanto mentre la Procura della Repubblica ha chiesto la conferma della detenzione in carcere i difensori hanno sollecitato la scarcerazione o quanto meno come si è detto gli arresti domiciliari. Per l'avvocato Kornmuller non esiste il pericolo che Paolini se fosse rimesso in libertà possa reiterare comportamenti che gli vengono contestati.

DICHIARAZIONI DEI RAGAZZI - L'avvocato cita in proposito le dichiarazioni di due dei tre ragazzi minorenni che avrebbero avuto con lui incontri, i quali lo scagionerebbero affermando tra l'altro che furono loro stessi ad avvicinarlo considerandolo una persona "vip". Nè d'altra parte è risultato dall'indagine che Paolini abbia avuto rapporti con altri minorenni.

MATERIALE PEDOPORNOGRAFICO - Quanto all'avvocato La Marca ha sostenuto che l'accusa di divulgazione e vendita di materiale pedopornografico contestata a Paolini e riguardante le riprese di atti sessuali non erano destinate ad essere messe in circolazione o vendute ma erano destinate soltanto ad uso personale.

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