Profughi al Camping Tiber: due casi di scabbia ed un tentativo di fuga

Il presidente della Cri di Roma mitiga l'allarme immigrazione all'hub di accoglienza di via Tiberina. "La situazione dovrebbe essere affrontata da un punto di vista politico"

Nessuna emergenza Tbc all'Hub di accoglienza dei migranti di Prima Porta. L'allarme si era diffuso viralmente la sera di lunedì quando al Camping Tiber sono arrivati 70 richiedenti asilo politico provenienti dai continui sbarchi in Sud Italia. Tra questi "reduci da un viaggio massacrante", eritrei, etiopi, siriani e libanesi. Fatto un primo screening sanitario dai volontari della Croce Rossa Italiana sono stati riscontarti due casi di scabbia. I due profughi sono poi statti sottoposti al "trattamento" previsto in questi casi, con i due casi di infezione della pelle "rientrati nel volgere di tre ore".

SOSPETTO CASO TBC - Oltre ai due migranti sottoposti a trattamento, un terzo migrante  "giunto all'Hub - spiega il presidente della Cri Roma Flavio Ronzi - con una febbre alta ed un sospetto gonfiore delle ghiandole, una volta effettuato il primo screening è stato trasportato in ospedale per gli accertamenti del caso, ma non si tratterebbe di Tbc, non c'è nessuna emergenza sanitaria".

ARRIVO DEI PROFUGHI - Il presidente della Croce Rossa di Roma spiega poi nel dettaglio come gli arrivi e le partenze all'Hub di accoglienza temporanea (4 o 5 giorni di permanenza prima di essere trasferiti nei centri di accoglienza ai quali sono destinati), siano continui ed in divenire nell'arco di 24 ore. "I richiedenti asilo - spiega ancora Ronzi - arrivano al Camping Tiber dalla Questura di Roma, dove vengono identificati. Poi arrivano da noi, ma a scaglioni di 20 o 30 persone con un numero che al termine della giornata varia soltamente tra i 50 ed i 70 migranti. In tutto questo andirivieni si registrano gli arrivi e le uscite ma a volte, viste il loro giungere a scaglioni, possono esserci delle discrepanze tra quelli che registra l'Ufficio Immigrazione e quelli che arrivano al centro di prima accoglienza".

MANCATA IDENTIFICAZIONE - Nel caso specifico dei 70 profughi arrivati la sera di lunedì Flavio Ronzi specifica: "Sono per la maggioranza uomini, ma tra loro c'erano molte donne con bambini ed anche dei neonati. Di queste due non risultavano all'appello, tra loro una donna con due figli piccoli ed un'altra con un neonato. Rintracciata la prima abbiamo poi scoperto che la madre del neonato ha invece provato ad evitare l'identificazione, nel tentativo, presumibilmente, di spostarsi nel Nord Europa e farsi identificare dalle autorità nel Paese nel quale voleva arrivare".

PROFUGHI ALLA CABINA DEL TELEFONO - Un altro aspetto spiegato dal presidente della Croce Rossa Romana è quello dei migranti "visti dai residenti in giro per Prima Porta". "Non sono persone che vogliono scappare e rimanere a Roma come clandestini. Un allarme che non sussiste - sottolinea ancora Flavio Ronzi - parliamo di persone che arrivano da noi dopo dei viaggi massacranti, durati mesi, traumatizzati da un punto di vista mentale e fisico, ma comunque in buone condizioni di salute nella loro complessità. Quando arrivano al Camping Tiber una delle prime cose che fanno è quella di cercare una cabina del telefono. Questa si trova poco distante dall'Hub e molti di loro si riversano verso la cabina per chiamare parenti e rassicurarli sulle loro condizioni di salute".

ULTIMI PROFUGHI - Una volta fatta la telefonata, i richiedenti asilo politico "tornano nell'hub di prima accoglienza, dove rimangono per 4 o 5 giorni prima di essere trasferiti nei centri di accoglienza. Ieri sera (martedì 5 maggio ndr) ne sono arrivati altri 50, cittadini del Bangladesh e stasera ne arriveranno altri con quelli che sono arrivati 5 giorni fa che andranno via. Insomma un bel via vai che può creare delle discrepanze tra i numeri della Questura ed i nostri".

REGOLAMENTO DI DUBLINO - Flavio Ronzi infine spiega quanto i "tentativi di fuga" debbano essere affrontati da un "punto di vista politico". "Tutto dipende dal cosiddetto 'Accordo di Dublino', secondo il quale lo Stato membro competente all'esame della domanda del richiedente asilo, sarà lo Stato in cui questo ha messo piede per la prima volta nell'Unione europea". Una pratica che prima di essere sbloccata ci mette, di media, due anni. "Questo comporta che i tanti migranti che vogliono proseguire il loro viaggio in Nord Europa provano ad evitare l'identificazione in Italia, per evitare di rimanere da noi due anni con l'impossibilità di raggiungere magari parenti o conoscenti che già sono arrivati magari in Svezia o in Germania. E' un problema politico - conclude Flavio Ronzi - se non si affronta questo aspetto e non si superano la lacune di questo Regolamento, i tentativi di evitare l'identificazione, che molti chiamano fuga, proseguiranno ancora a lungo".

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