San Basilio non ci sta: "Si indignano solo per gli stranieri, ma a noi chi ci pensa?"

I residenti rigettano l'immagine di un quartiere razzista. "E' questione di sopravvivenza". E sulle parole della Raggi: "Incontra quella famiglia marocchina, ma la gente che aspetta casa da 30 anni quando viene a trovarla?"

Adriano davanti al camper in Via Filottrano, nel quartiere romano di San Basilio. Foto ANSA/MASSIMO PERCOSSI

"A noi italiani chi ci pensa? Ora siamo noi i razzisti, capito?". A San Basilio, il giorno dopo, non si parla d'altro. La cacciata della famiglia marocchina, con annesse lacrime dei bambini, fa discutere. Non va giù al quartiere l'immagine venuta fuori. "Non è razzismo", racconta una signora. "E' una questione di sopravvivenza. Adriano abita da tempo qua nel quartiere e quella casa spetta più a lui".

L'Adriano tirato in ballo dalla casalinga è il cinquantenne che ad agosto, subito dopo il  decesso dell'assegnataria dell'alloggio in via Filottrano, ha sfondato la porta occupando l'appartamento. 

E' stato lui il "Cicerone" di giornalisti e fotografi ieri. Li ha portati nella cantina ed ha poi mostrato la roulotte. Queste le sue case prima dell'occupazione. "Vivevo tra i topi così mi sono procurato una roulotte", ha raccontato. Ad Agosto il decesso di una donna nel palazzo di via Filottrano. Da qui la decisione di sfondare la porta ed occupare, imboccando così la strada che qui, come altrove, è l'abitudine. Nelle scorse settimane però è arrivata la forza pubblica e lo ha sgomberato. Adriano è così tornato a vivere nella roulotte.

Ieri è tornata la forza per scortare la famiglia di Mourad nella sua nuova casa. Una trentina di residenti però hanno detto basta, "ma non dite che è colpa del razzismo però". "Quello che è successo ieri", spiega Simone, "è la goccia che ha fatto traboccare un vaso stracolmo. Da mesi vediamo sgomberare gente da case occupate. Io personalmente ho visto parenti, amici, semplici conoscenti, andarsene dignitosamente da qui, andando a chiedere ospitalità da chi potevano. Al loro posto sono quasi sempre arrivati stranieri. Non esagero, potete verificarlo anche voi".

Un moto spontaneo quindi, una rabbia esplosa perché "l'istituzione aiuta loro e non noi". C'è del razzismo? "Non è razzismo. Qui c'è gente che aspetta casa da trent'anni e a questi (la famiglia di Mourad, ndr) viene assegnata dopo solo 5 anni. Ti sembra giusto?". La percezione della legge qui sembra distorta, sembra viaggiare in parallelo con le regole del quartiere, frutto dell'abbandono e della distanza delle istituzioni. "C'è gente che vive nelle cantine. Nelle case piove dentro, i bagni sono rotti, i topi sono i nostri coinquilini e nessuno muove un dito", spiega ancora Simone. "E queste sono le situazioni delle persone più fortunate", aggiunge un altro abitante, "quella di chi un tetto per sua fortuna ce l'ha". 

Così le dichiarazioni della Raggi sono state vissute come benzina di un fuoco acceso da tempo. "Abbiamo letto che incontrerà i marocchini", ci dice una casalinga, madre di tre bambini. "Perché non è mai venuta a incontrare Adriano? Perché non viene a parlare con tutti quelli che qui aspettano una casa da anni? Si muovono solo se tocchi gli stranieri, è assurdo".

E di nuovo la percezione di uno Stato lontanissimo, la cui legge non viene accettata. "Per come la vedo io", conclude Simone, "nel formulare le graduatorie essere italiano dovrebbe portare ad avere più punteggio. Invece se le scorri vedi solo e soltanto stranieri". Una visione razzista sembrerebbe, ma non per gli abitanti. "No, per me non è una questione di colore. E' solo che per come stiamo combinati io penso prima ai miei fratelli. Sempre".

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