Domenica, 19 Settembre 2021
Cronaca

'Sai cosa è successo a Dino?', il caso Budroni sui muri di Roma

Si tratta di Dino Budroni, il 40enne di Fonte Nuova rimasto ucciso da un colpo di pistola sparato da un agente di polizia la notte del 30 luglio del 2011. Giovedì una conferenza stampa alla Camera

'Sai cosa è successo a Dino?'. La risposta alla domanda comparsa da Porta Maggiore fino al Tufello, e incuriosito i passanti arriverà ufficialmente domani. Non si tratta né di un escamotage da campagna elettorale né di una trovata pubblicitaria. A chiarire il senso della singolare campagna comunicativa che ha invaso i muri di Roma, attirando l'attenzione dei passanti in diverse strade, ricorrendo anche ad affissioni abusive, sarà una conferenza stampa presso la sala stampa della Camera dei deputati in via della Missione 4. A prendere la parola saranno Claudia Budroni, il suo legale Fabio Anselmo, un esponente di Acad, l'associazione contro gli abusi in divisa, e l'onorevole Daniele Farina di Sinistra Italiana.

Quindi 'Chi è il Dino dei manifesti?”. Si tratta di Bernardino Budroni, il 40enne romano di Fonte Nuova rimasto ucciso da un colpo di pistola sparato da un agente di polizia la notte del 30 luglio del 2011. Il poliziotto che ha premuto il grilletto è stato assolto in primo grado dal reato di omicidio colposo e il prossimo 4 aprile si terrà la prima udienza del processo d'appello. 

Come ricostruito in precedenti articoli da Romatoday, quella notte del 30 luglio del 2011 tutto partì da una telefonata della ex di Budroni, che quella notte chiamò la polizia per denunciarlo per disturbo della quiete pubblica. Gli agenti accorsero in via Quintilio Varo a Cinecittà per intervenire sul presunto stalker, che però fuggì ai controlli sfrecciando via con l'auto. Da lì la tragica corsa sul Gra fino all'altezza dell'uscita Nomentana, dove la Focus di Bernardino finisce sul guard rail con dentro il suo corpo, senza vita, insanguinato. Un proiettile fatale lo ha colpito al fianco destro. Del tutto inutili gli interventi dei sanitari.

Il poliziotto che ha premuto il grilletto, è stato assolto in primo grado dal reato di omicidio colposo. La sentenza risale al 15 luglio del 2014. Per il magistrato che l'ha emessa il poliziotto sotto accusa avrebbe fatto uso legittimo della pistola. Il suo comportamento sarebbe stato giustificato dall'aver voluto interrompere una "grave e prolungata resistenza". 

Il Pm Giorgio Orone, nell'ottobre del 2014, ha chiesto il ricorso in appello e il processo inizierà il prossimo 4 aprile. Per l'accusa, la "ricostruzione del fatto" che ha portato all'assoluzione è "contraddittoria e in alcuni punti superficiale". L'avvocato della famiglia Budroni, Anselmi, ha sempre strutturato la difesa intorno alla tesi del colpo sparato ad auto già ferme e non in corsa.

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