Romano accoltellato a Napoli: "Non è stata una vendetta per la morte di Ciro"

Lo ha detto il 36enne dopo essere stato ascoltato negli uffici della Questura di Roma. L'avvocato della famiglia Esposito: "Non alimentare le violenze con false notizie"

La Questura di Roma

"Non è stata una vendetta per la morte di Ciro Esposito", dopo le voci che hanno seguito l'accoltellamento di un romano di 36 anni, avvenuto nel tardo pomeriggio di ieri nei pressi della stazione Centrale di Napoli, la smentita che l'aggressione possa essere riconducibile a rivalità tra le tifoserie di Napoli e Roma è arriva dalla stessa vittima, ascoltato in mattinata dagli agenti negli uffici della Questura di Roma.

NESSUNA VENDETTA - Dal racconto sarebbe emerso che non si è trattato di "una vendetta degli ultrà nel nome del tifoso azzurro morto", con gli investigatori che hanno anche raccolto altre testimonianze di persone vicine al ferito. Gli atti dell'interrogatorio verranno trasferiti alla Digos di Napoli che indaga sulla vicenda.

IL FATTO - L'aggressione nei confronti del giovane, confermata come tale dalla Questura di Napoli, si è verificata poco dopo le 19 di ieri 15 luglio poco distante dallo scalo ferroviario partenopeo. Qui il 36enne sarebbe stato avvicinato da un gruppo di cinque persone che lo avrebbero poi 'puncicato' con un coltello tra il gluteo e l'anca sinistra costringendolo a ricorrere alle cure dell'ospedale Loreto Mare di Napoli. Una volta medicato il 36enne ha sporto denuncia in commissariato e, dimesso dal nosocomio partenopeo, ha preso il treno per la Capitale dove stamattina è stato ascoltato dagli investigatori romani.

RACCONTO AI SANITARI - Ad alimentare i dubbi che l'aggressione potesse essere scaturita in seguito alle tensioni tra le tifoserie di Roma e Napoli inasprite dopo il ferimento e la successiva morte di Ciro Esposito, raggiunto da un colpo fatale di pistola sparatogli contro prima della finale di Coppa Italia giocata all'Olimpico lo scorso 3 maggio, la prima versione fornita dalla vittima ai sanitari del 118: "Mi hanno accoltellato perchè hanno sentito che avevo l'accento romano", poi smentita davanti ai poliziotti partenopei.

NON ALIMENTARE FALSE NOTIZIE - Una notizia che ha alimentato le tensioni mediatiche e che ha trovato un messaggio chiaro da parte di Angelo Pisani, avvocato della famiglia di Ciro Esposito: "L'ennesimo tentativo di ottenere risonanza mediatica, facendo passare come una vendetta per l`omicidio di Ciro Esposito l`accoltellamento di un giovane romano avvenuto ieri alla stazione centrale di Napoli, senza prove certe e soprattutto in assenza di tifosi coinvolti nella vicenda, va respinto in ogni sede e con la massima fermezza. Dobbiamo invece sostenere il messaggio di pace ed i valori positivi insegnati a tutti, in primis alla politica, da mamma Antonella".

NESSUNA VENDETTA SPORTIVA - Una posizione chiara, quella del legale dei familiari del giovane tifoso partenopeo morto: "E' la scommessa sulla notizia - dichiara ancora Pisani - è un messaggio sbagliato di natura più che altro mediatica, così come quello, circolato qualche giorno prima, dei presunti motivi di vendetta sportiva per il ferimento di un addetto alla cucina in un grande hotel partenopeo. Si tratta evidentemente dei soliti, gravi episodi che sono frutto della "ordinaria" violenza di queste città, dove purtroppo mancano sicurezza ed esempi positivi".

TIFOSI CORRETTI E COMPOSTI - Avvocato Pisani che ci tiene a discostare il nome di Ciro Esposito da quanto accaduto: "Al solo scopo di fare notizia si accostano episodi che nulla hanno a che vedere con la morte del giovane di Scampia e con la condotta delle tifoserie, dimostratasi fino ad oggi composta e corretta. Si creerebbero pericolosi precedenti qualora dovessero arrivare all`opinione pubblica simili, fuorvianti messaggi, con il chiaro rischio di emulazione e conseguenti fenomeni di risse da strada".

CONVIVENZA CIVILE - Un allarme sociale che non trova nessuna conferma nell'episodio verificatosi ieri pomeriggio alla stazione di Napoli: "Ricordiamo - continua l'avvocato Pisani - che napoletani e romani convivono da sempre, ogni giorno, in maniera civile e pacifica sul lavoro, all`università, in mille altre attività della vita quotidiana ed anche nello sport. Non esistono dunque motivi di dissidio "preventivo" e non esistono, in particolar modo, nel nome di Ciro".

I GENITORI DI CIRO - Una linea indicata da subito dai parenti del giovane tifoso azzurro rimasto ucciso, che subito dopo il ferimento del figlio hanno ribadito la necessita di "unire tutte le forze sane per una pacificazione nel mondo dello sport e per l`affermazione di valori positivi, specialmente tra i giovani". "Al tempo stesso, però, insieme alla famiglia Esposito siamo in attesa che le istituzioni facciano fino in fondo il loro dovere nel tracciare concretamente questa strada e si mostrino in grado di prevenire ogni episodio di violenza, perché quanto accaduto a Ciro Esposito non debba mai più capitare ed il suo gesto eroico non risulti vano".

APPELLO ALLA STAMPA - L`avvocato Pisani rivolge infine un appello ai media "affinché non venga alimentato nel nome di Ciro un clima di odio, che purtroppo esiste, ed è dettato anche dalle drammatiche condizioni in cui versano il Paese e la nostra città, ma che non è in alcun modo riferibile ai fatti di Roma". "Diamo invece atto ai tifosi partenopei - conclude - di aver tenuto finora un comportamento esemplare, decisamente lontano da quei focolai di violenza che simili interpretazioni potrebbero, al contrario, facilmente alimentare".

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