Cronaca

"Roma Brucia": il primo bombardamento della capitale, 69 anni dopo

Il 19 luglio del 1943, più di seicento bombardieri americani sganciarono su Roma oltre 1060 tonnellate di esplosivo causando tremila morti. Un lutto destinato a segnare per sempre la storia della Capitale

Dalle basi dell’Africa settentrionale la mattina del 19 luglio 1943 si levarono in volo ben 662 bombardieri statunitensi, scortati da 268 caccia. Per il primo bombardamento della Capitale gli americani non scelsero una data qualunque: lo stesso giorno ma un paio di millenni prima la città bruciava per il grande incendio di Nerone. Una tragedia, dunque, che nei libri di Storia avrebbe soppiantato quella avvenuta nell’antica Roma.

Le conseguenze furono terrificanti, più tremila morti (ma non si è mai riusciti a stabilire un numero preciso), undicimila feriti, e diecimila case in frantumi nei quartieri Tiburtino, Pigneto, Casilino, Labicano, Tuscolano e Nomentano. Quasi in tutta la città cessò l'erogazione della corrente elettrica, del gas e dell'acqua e circa quarantamila persone si ritrovarono senza casa. Una tragedia immane che oltre alle tanti morti innocenti provocò danni devastanti al millenario patrimonio artistico della capitale.

E una tragedia inattesa perché che gli alleati si erano impegnati a risparmiare città artistiche come Roma, Firenze, Venezia e Assisi. Invece alle undici e rotti del 19 luglio in poche più di due ore vennero sganciate circa 4000 bombe per un totale di 1060 tonnellate di esplosivo. Molte di queste raggiunsero il quartiere San Lorenzo - che pagò un dazio enorme con più di mille e cinquecento morti e quattromila feriti – e il quartiere Pigneto.

Gli obiettivi principali erano quelli che oggi diremmo “sensibili”, ovvero si puntava a mettere in ginocchio le già provate strutture produttive e le reti di comunicazione del paese. Ma si puntava anche sull’impatto ‘mediatico’ che un bombardamento sulla Capitale avrebbe provocato. Roma non era una città qualunque e l’espressione “Roma Brucia” in quei giorni destò scalpore e preoccupazione in tutto il mondo intellettuale, anche fuori dai confini nazionali.

L’effetto di quel bombardamento, per farla breve, fu anche maggiore dei danni materiali e umani che causò. Gli americani , seppure a caro prezzo, raggiunsero il loro scopo. Solo sei giorni più tardi, il Grande Consiglio del Fascismo destituì il duce, primo ma decisivo passo verso il proclama di Badoglio e l’armistizio con gli Alleati. Strategie militari discutibili, forse. Oggi, però, a sessantanove anni di distanza, è giusto e doveroso ricordare le vittime, evitando almeno per qualche ora, polemiche livorose e distinguo politici di ogni sorta.
 

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