Villa Gordiani: linguaggio in codice, moglie come vedetta e cugina pusher. Ecco lo spaccio del Borghetto

Nel corso dell'attività, a riscontro delle indagini, sono state arrestate ulteriori 8 persone in flagranza di reato, sorprese a spacciare sostanze stupefacenti anche a minorenni

Dodici arresti (di cui 4 destinatarie della custodia cautelare in carcere, 1 della misura cautelare degli arresti domiciliari e 7 sottoposte alla misura dell'obbligo di presentazione di polizia giudiziaria). Nei guai anche una donna che gestiva un locale privato a San Lorenzo, proprio nella zona tristemente nota per la morte Desirée Mariottini, la 16enne violentata e uccisa da un mix di droghe.

Ed è proprio nel mondo degli stupefacenti che i carabinieri di piazza Dante, al termine di una attività di indagine condotta dai militari di Prenestina e coordinata dalla Procura della Repubblica di Roma, hanno dato esecuzione ad una ordinanza che dispone misure cautelari, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Roma, su richiesta della locale Procura della Repubblica, nei confronti di 12 persone, ritenute responsabili di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti nel cosiddetto Borghetto di Villa Gordiani a Roma.

L'operazione Borghetto a Villa Gordiani

Le indagini, avviate a gennaio 2019, hanno consentito di accertare l'esistenza di un traffico di stupefacenti nella zona delle case popolari, adiacenti al parco di Villa Gordiani.

I militari hanno portato alla luce una diffusa attività di cessione al dettaglio di sostanze stupefacenti di diversa natura (hashish, marjuana e cocaina) con un proprio centro di spaccio all'interno del Borghetto, nelle palazzine tra via Rovigno d'Istria e via Lussimpiccolo dove abitano la maggior parte degli indagati.

Nei guai una donna che gestiva un club privato a San Lorenzo

Tra i destinatari dell'ordinanza di custodia cautelare in carcere per spaccio e detenzione di sostanze stupefacenti è presente anche una donna che, all'epoca dei fatti, gestiva un club privato a San Lorenzo, precisamente via dei Lucani.

I riscontri investigativi, supportati da attività tecniche, oltre ad individuare l'area di smistamento di hashish, marijuana e cocaina al dettaglio, hanno consentito di acclarare una continua affluenza di consumatori abituali, sicuri di poter acquistare lo stupefacente nella consapevolezza che sul posto avrebbero sempre trovato i pusher.

La moglie del pusher come vedetta

Oltre agli spacciatori, sono stati identificati altri soggetti con le funzioni di vedette, sempre pronti ad assicurare una cornice di sicurezza allo spaccio. Tra le vedette anche la moglie di uno degli arrestati, utilizzando un linguaggio criptico conosciuto dai carabinieri, gridava "La pupa piagne. Devi tornare", quello era il segnale per avvisare il marito e dargli la possibilità di fuggire repentinamente. La droga veniva nascosta dai pusher in aiuole, anfratti, insenature dei muri e, a richiesta, recuperata e consegnata agli acquirenti.

Nel corso dell'attività, a riscontro delle indagini, sono state arrestate ulteriori 8 persone in flagranza di reato, sorprese a spacciare sostanze stupefacenti anche a minorenni. Gli arrestati, espletate le formalità di rito, sono stati tradotti in carcere ovvero sottoposti alla rispettiva, diversa misura cautelare personale diversa.

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Articolo aggiornato alle 13:20

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