Roma est, dove i roghi tossici sono quotidiani e le finestre chiuse una prassi

Tor Sapienza, Colli Aniene, Settecamini, Ponte di Nona: qui la nube tossica di Pomezia fa sorridere amaramente. "Qualcuno ci dica se la nostra salute è al sicuro o se è a rischio. Nessuno si prende la briga di misurare costantemente la qualità dell'aria. Perché nessuno fa niente?"

Nei giorni in cui la nube nera derivante dall'incendio dell'Eco X di Pomezia minaccia e spaventa Roma sud, Roma est si sente, amaramente, meno sola. Quel che infatti è un evento straordinario a sud della Capitale, per quartieri come Tor Sapienza, Colli Aniene, Settecamini, Ponte di Nona, è una drammatica quotidianità. Nubi che si levano, a cadenza regolare, dalle baraccopoli di via Salviati e di via di Salone. Plastica bruciata per liberare il rame o rifiuti che siano, le colonne di fumo e gli odori prodotti sono uno stillicidio quotidiano per i cittadini, impegnati da anni in proteste durissime contro le varie amministrazioni, tutte inerti, impotenti e silenti contro un fenomeno nei fatti sottovalutato. Sì perché da queste parti, alla luce di quanto successo a Pomezia, ci si chiede perché qui nessuno si preoccupi per la salute dei cittadini. Qui dove il consiglio della sindaca per i cittadini del litorale, "chiudete le finestre" è una prassi che i cittadini mettono in atto per sopravvivenza.

Gli ultimi episodi sono di questo week end ieri in via di Salone, sabato in via Salviati. E proprio qui Arpa Lazio avvierà un programma di monitoraggio dei roghi tossici. Tor Sapienza sarà l'area oggetto della sperimentazione. Il quartiere dove i fumi alla diossina provenienti dalle baraccopoli di via Salviati e dintorni arrivano fin sotto le finestre, a cadenza quotidiana, ospiterà le centraline entro l'estate. 

Roberto Torre, presidente del comitato di quartiere: "La prima segnalazione dei fumi l'ho fatta nel 2002". Tre lustri di aria irrespirabile quindi, con in mezzo tante promesse, tante sfilate e pochi, pochissimi fatti. Quindici anni, troppi e senza soluzioni all'orizzonte, perché appunto il tema resta comunque irrisolto: "Cosa faranno dopo i rilevamenti? E' difficile credere che qualcosa cambierà". La richiesta di Torre e del comitato è da sempre chiara: "Chiediamo a gran voce la chiusura del campo che tra l'altro è di nuovo pieno di rifiuti sia dentro che fuori. Non possiamo più accettare  le dichiarazioni del tipo "ci stiamo lavorando" mentre noi seguitiamo ad essere avvelenati". Sabato l'incendio ha investito tutta Tor Sapienza, Colli Aniene e la zona di Parco Prampolini dove da poco ha aperto Esselunga. Gli abitanti? Costretti in casa, con le finestre chiuse, come accade da anni.

E ieri invece è toccato a via di Salone. Il "solito rogo di rifiuti" riferiscono i vigili del fuoco. Un intervento diventato di routine alla quale però non si rassegnano i residenti. Bruno Foresti, del comitato di quartiere Nuova Ponte di Nona: "A Pomezia c'è stata una grande nube tossica. Da noi c'è uno stillicidio di roghi che settimanalmente e ormai da parecchi anni inquina l'aria e i campi circostanti. Quando si parla di roghi dei campi rom si parla di sicurezza o di tutela dell'ambiente. Noi parliamo di salute delle persone". Per questo Foresti chiede che "qualcuno ci dica se la nostra salute è al sicuro o se è a rischio. Nessuno si prende la briga di misurare costantemente la qualità dell'aria. Perché nessuno fa niente?". 

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