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Rivolta a Rebibbia, Procura chiede rinvio a giudizio per 50 detenuti

Nel corso della rivolta, oltre ad essere stata saccheggiata l'infermeria, la biblioteca e devastati interi settori, un ispettore finì in ospedale

La Procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio per una cinquantina di detenuti del carcere di Rebibbia già indagati per la rivolta avvenuta il 9 marzo scorso nel penitenziario in contemporanea con i disordini scoppiati in altri istituti italiani, da Milano a Modena fino a Foggia e a Palermo dopo le disposizioni legate alle misure di contenimento della pandemia da coronavirus. I reati contestati dai pm Francesco Cascini e Eugenio Albamonte, coordinati dal Procuratore capo di Roma Michele Prestipino, vanno a vario titolo dal danneggiamento al sequestro di persona, rapina e devastazione.

Nell'ambito delle indagini, lo scorso novembre, sono state eseguite nove misure cautelari in carcere nei confronti di altrettanti detenuti. Gli indagati sono stati individuati grazie all'esame delle immagini del sistema di videosorveglianza e alle testimonianze del personale della polizia penitenziaria.

VIDEO | Rivolta a Rebibbia, tensioni tra polizia e parenti dei detenuti fuori dal carcere

Sono state così accertate dagli inquirenti di piazzale Clodio le responsabilita' individuali nella protesta, che ha interessato prima il reparto G11 per poi estendersi ad altri settori di Rebibbia Nuovo Complesso coinvolgendo centinaia di detenuti.

Nel corso della rivolta, oltre ad essere stata saccheggiata l'infermeria, la biblioteca e devastati interi settori, un ispettore fini' in ospedale dopo essere stato accerchiato e colpito con calci e pugni riportando una prognosi di 40 giorni.

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