Ritardo sul tampone ad anziana contagiata dal Covid, ora è fin di vita: la famiglia denuncia tutto ai carabinieri

La Regione ha chiesto una relazione alla Asl Roma 3 e all'Azienda Ospedaliera San Camillo. La famiglia dell'anziana 84enne ha raccontato il fatto a RomaToday

Dieci giorni in attesa del tampone che, nonostante la richiesta fatta dal medico di famiglia, non è stato effettuato dalla Asl malgrado la paziente, risultata poi positiva al Coronavirus, è una donna di 84 anni con invalidità al 100 per cento. L'anziana, che dal 31 ottobre ha atteso inutilmente il tampone, adesso è ricoverata in fin di vita nell'ospedale San Camillo di Roma. La storia della signora, residente nell'entroterra del X Municipio, è iniziata proprio una decina di giorni fa. 

La richiesta del tampone

A raccontare il caso a RomaToday è la famiglia dell'84enne. Tutto è nato quando lo scorso 29 ottobre figlia e nipote della donna sono risultate positive al Covid. Il giorno seguente anche l'altro figlio della donna è risultato positivo e così, per tutelare l'anziana donna, tutta la famiglia (che accudisce quotidianamente l'84enne) si è messa in isolamento in un altro appartamento. Quando la signora ha cominciato ad avere qualche linea di febbre hanno subito avvertito il medico di famiglia, per chiedere un tampone.

Il tampone urgente richiesto dal medico di famiglia

La dottoressa di famiglia, così come da prassi, ha inoltrato subito richiesta, così come RomaToday ha potuto vedere in un documento, ma del tampone nessuna traccia nonostante la missiva del medico fosse "urgente" perché "appartiene a persona fragile" e, all'epoca della richiesta inoltrata alla Asl Roma 3 del 31 ottobre, con "38 di febbre".

L'anziana si aggrava

Il tampone però non arriva. Il medico, per limitare la situazione clinica della signora, le somministra un antibiotico. L'anziana che con i figli si erano sentita la sera dell'8 novembre, però si aggrava. Il giorno successivo dopo una serie di telefonate, i figli allarmati contattano un vicino di casa che, dopo essere riuscita ad entrare nell'abitazione dell'84enne, la a letto priva di sensi e chiama così il 118. 

Da lì la corsa in ospedale e il ricovero al San Camillo dove il tampone ha evidenziato il contagio da Sars-Cov-2. "Ci hanno detto che aveva una carica virale altissima - raccontano i familiari - Dagli accertamenti è emerso una grave polmonite bilaterale". Adesso la signora è ricoverata in condizioni critiche e lotta tra la vita e la morte.

La famiglia vuole vederci chiaro

La famiglia non si dà pace e vuole vederci chiaro. Vogliono sapere se l'anziana mamma si poteva salvare da questo calvario. I figli, impossibilitati a presentare denuncia perché in isolamento, hanno chiesto a un parente di raccontare tutto ai carabinieri della stazione di Acilia che hanno così raccolto la denuncia querela.

La famiglia, tramite l'avvocato Sergio Pisani, ha così presentato un esposto per conto dei figli e della nipote alla Procura di Roma chiedendo la "punizione di tutti coloro che saranno ritenuti responsabili". 

La Regione Lazio

Nel frattempo l'Unità di Crisi Covid-19 della Regione Lazio ha reso noto che ha chiesto "una relazione alla Asl Roma 3 e all'Azienda Ospedaliera San Camillo in merito alla vicenda della donna ricoverata al San Camillo dove, da quanto si apprende, è in corso il trasferimento nell'area sub-intensiva COVID, e sui ritardi nell'effettuazione del tampone molecolare".

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