Blitz in via di Tor Millina, via i tavolini abusivi. "Così ci condannate a chiudere"

Quattro le occupazioni di suolo pubblico abusive rimosse. Lupe Roma: "La scelta di tempo di un intervento simile può forse essere casuale ma di sicuro ha conseguenze economiche pesanti. Così si condanna un esercizio alla chiusura"

Il blitz degli uomini del comandante Di Maggio in un locale di via di Tor Millina

Dopo piazza Navona, via di Tor Millina. Prosegue la stretta della polizia locale di Roma Capitale per verificare il rispetto delle occupazioni di suolo pubblico da parte dei locali del centro storico. Nella giornata di ieri 50 vigili del gruppo Spe comandanti dal vice comandante Antonio Di Maggio si sono presentati in quattro ristoranti, verificando le aree occupate dai tavolini. Via tavoli, sedie, ombrelloni. Solo due le occupazioni di suolo pubblico previste e da far rispettare. Un'operazione durata un'intera mattinata, con i dipendenti dei locali che ironicamente hanno iniziato ad applaudire l'operatività dei vigili urbani.

A dare l'annuncio dell'operazione il comandante Clemente su twitter: "Quattro occupazioni di suolo pubblico abusive rimosse in via di Tor Millina Prosegue quanto iniziato da Piazza Navona".

Come per piazza Navona si levano però le proteste. Le più dure sono di Fabio Mina, presidente della Lupe Roma. "Oggi la polizia locale di Roma Capitale è intervenuta per rimuovere i tavoli all'aperto dei pubblici esercizi di via di Tor Millina. Non è in discussione il rispetto delle regole, ma non si può far chiudere un esercizio a ridosso di ferragosto, in un periodo cruciale per attività commerciali di questo tipo".

Mina parla di accanimento: "Il confine tra azione doverosa e accanimento è sottile, la scelta di tempo di un intervento simile può forse essere casuale ma di sicuro ha conseguenze economiche pesanti. Così si condanna un esercizio alla chiusura".

Il presidente di Lupe Roma auspica ancora il confronto costruttivo anche se vede una certa chiusura: "La via del confronto costruttivo, da noi sempre seguita con i fatti, come dimostrano le intese raggiunte ogni qualvolta siamo stati chiamati a discutere di problemi concreti, e da sempre professata dal Campidoglio, sembra diventata un senso unico: 'i tavoli vanno rimossi, se ci rimettete ci dispiace ma son problemi vostri'. Se è così non possiamo e non dobbiamo essere d'accordo".

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