Lunedì, 22 Luglio 2024
Cronaca Ostia

La fondazione che ha gestito lo stabilimento confiscato al clan Fasciani ha riciclato 4 milioni di euro, 5 arresti

A denunciare la vicenda è stato un ex membro della fondazione. Le indagini della finanza hanno poi rivelato il raggiro

Circa quattro milioni di euro. Tanti soldi che sarebbero serviti alla gestione degli anziani che seguivano e che invece sarebbero stati intascati, riciclati, da alcuni membri fondazione Senior Italia, che dal 2019 al 2022, hanno gestito il Faber Village, uno stabilimento balneare di Ostia riconducibile al clan Fasciani e confiscato proprio al gruppo del boss Carmine Fasciani nell'ambito dell’operazione Nuova Alba

Le accuse

A ricostruire il giro d'affari è stato il sesto nucleo operativo metropolitano della guardia di finanza che, coordinato dalla procura di Roma, ha eseguito una ordinanza di applicazione di misure cautelare emessa dal gip che ha portato 5 persone riconducibili alla fondazione agli arresti domiciliari, mentre altre quattro sono state sottoposte all'obbligo di firma.

Le nove persone coinvolte sono accusate, a vario titolo, delle ipotesi di reato di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di plurimi reati tributari, truffa, riciclaggio e auto riciclaggio. Gli elementi raccolti hanno permesso alla procura di richiedere al gip emissione del provvedimento delle misure nei confronti di nove dei 34 indagati, eseguito a Roma, Augusta (Siracusa), Fiumicino, Giugliano in Campania (Napoli), Milano, Pozzuoli, Velletri e a Villafranca.

La denuncia

Nel 2019 il lido confiscato ai Fasciani, sotto l'amministrazione giudiziaria totalmente estranea alla vicenda, fu affidato alla fondazione Senior Italia che per anni ha promosso tante iniziative, soprattutto per anziani e famiglie con prezzi agevolati. Il Village, tuttavia, era costretto a pagare circa 70mila euro l'anno di concessione demaniale. Troppo.

Serviva una mossa. A raccontarla è stato un ex membro fondazione che ha denunciato alla finanza la stessa fondazione. A quel punto sono scattati gli accertamenti che hanno permesso di appurare come la fondazione, per gestire lo stabilimento, si era trasformata in una onlus, la Senior Italia Foundation Onlus, riuscendo ad avere così uno sconto sulla tassa da pagare al Demanio, pagando circa 8 mila euro l'anno, e portare avanti la struttura. Un escamotage che aveva permesso anche di sub affittare il ristorante e il bar interno ad altre società.

La punta dell'iceberg

Quello, come hanno spiegato fonti investigative a RomaToday, è stato però solamente il primo tassello dell'indagine ben più corposa: "È emerso che, attraverso la costituzione di altre fondazioni, associazioni senza scopo di lucro e società, i nove indagati ricevevano cospicui introiti a fronte di sponsorizzazioni e donazioni da gruppi multinazionali del settore farmaceutico, che venivano poi riversati ad altre entità ai medesimi riconducibili, servendosi di fatture per operazioni inesistenti relative a consulenze e a progetti fittizi", rivela la finanza.

In sostanza, i membri della Senior Italia finiti sotto indagine e che avrebbero dovuto riversare quei soldi per il sostegno degli anziani, avrebbero intascato le sponsorizzazioni e donazioni delle case farmaceutiche estranee ai fatti che ammonterebbero a "quattro milioni di euro". Denaro che, come spiega la finanza, sarebbe stato poi "riciclato attraverso artificiose movimentazioni bancarie che sfociavano nella ricarica di carte prepagate".

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