Riccardo Mancini, l'ex ad di Eur Spa e ingegnere braccio destro di Alemanno

Fra i 37 arrestati dell'Operazione Mondo di Mezzo, c'è anche lui. Riccardo Mancini, un passato di militanza nell'estrema destra, e un presente da imprenditore a fianco dell'ex sindaco Alemanno. E' sotto inchiesta per tangenti

Fedelissimo dell'ex sindaco Gianni Alemanno, e con lui in prima linea nel Fronte della Gioventù, finanziò la sua campagna elettorale. Un passato di militanza nell'estrema destra romana che si intreccia con un presente attivissimo di imprenditore. Nato nel 1958, laureato honoris causa in ingegneria meccanica alla pro Deo, Riccardo Mancini, tra le tante, ha ricoperto il ruolo di amministratore delegato di Eur spa, una delle più importanti società partecipate del Comune di Roma. 

Ma è stato anche presidente di Aquadrome (la società che avrebbe dovuto far nascere un parco acquatico al posto del velodromo olimpico e che invece ha virato sull’immobiliare), di Eur Power (energia e tele riscaldamento) e anche consigliere della Marco Polo (beni del territorio). Tutte società controllate da Eur spa, e tutte create da lui. 

Un'attività a dir poco frenetica quella portata avanti in testa all'azienda, tra affitti d'oro del patrimonio immobiliare di pregio che hanno portato nelle casse della società qualcosa come 40 milioni di euro l'anno, l'abbattimento del Velodromo con 1.300 cariche di tritolo, progettazione di mega alberghi e palazzine e la realizzazione della Nuvola di Fuksas, il Nuovo Centro Congressi.  

Il freno però arriva nel 2011, con l'inchiesta per una presunta mazzetta da 600mila euro versata da Breda Menarinibus (Gruppo Finmeccanica) per aggiudicarsi la fornitura di 45 filobus al Comune di Roma. Il rinvio a giudizio, deciso dal gip di Roma Massimo Di Lauro, a gennaio 2013, il processo è fissato per febbraio 2016. Secondo il pm Paolo Ielo, titolare degli accertamenti, il denaro delle mazzette costituiva una provvista utile anche per tentare di aggiudicarsi gli appalti relativi alla metropolitana di Roma. 

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Secondo l'accusa, 500mila euro finirono a Mancini, il quale ha ammesso di averne ricevuti 80mila, e 100mila a Iannilli. A poche ore dalla notizia del rinvio a giudizio, l'ingegnere lasciò l'incarico, commentando così: "Ho deciso di rassegnare le dimissioni da Eur S.p.A., sia in riferimento a non trascurabili problemi di salute che da tempo mi affliggono, sia per poter difendere in qualsiasi sede la mia onorabilità". 

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