Cronaca Tor Bella Monaca / Via dell'Archeologia

Pregiudicato ferito a colpi di pistola, revocata la licenza al bar di Tor Bella Monaca

Il provvedimento scaturisce dagli accertamenti dei Carabinieri della Stazione di Tor Bella Monaca

Foto Pixabay di repertorio

Un bar abituale ritrovo di pregiudicati dove nel corso degli anni sono stati effettuati anche numerosi arresti per spaccio di droga. Ad essere chiuso, il bar Dalila, salito alla ribalta delle cronache anche lo scorso mese di marzo quando in prossimità del locale venne ferito in un agguato a colpi di pistola il 38enne Giuseppe Moccia, appena uscito dal carcere.

Per tale motivo questa mattina i Carabinieri della Compagnia di Frascati unitamente alla Polizia Locale di Roma Capitale VI Gruppo Torri hanno notificato al rappresentante del locale di via dell'Archeologia la revoca della licenza di somministrazione di alimenti e bevande (ex art. 19 del d.p.r. 616/1977), con conseguente obbligo di chiusura definitiva, entro un giorno dalla notifica dell’atto, con espressa avvertenza che, in caso di inadempienza, si procederà alla chiusura coatta con l’apposizione dei sigilli nonché con deferimento all’autorità giudiziaria. Il provvedimento segue di poco più di tre mesi uno analogo, che portò alla revoca della licenza del bar Moccia, sempre a Tor Bella Monaca. 

Revoca della licenza al bar Dalila di via dell'Archeologia 

Il provvedimento scaturisce dagli accertamenti dei Carabinieri della Stazione di Tor Bella Monaca, i quali hanno raccolto tutta una serie di fatti che portano a ritenere l’esercizio commerciale abituale ritrovo di pregiudicati. A titolo di esempio, oltre ai controlli degli avventori che hanno confermato la frequentazione controindicata, sono stati numerosi gli arresti per spaccio di sostanze stupefacenti, eseguiti dai Carabinieri proprio nelle immediate vicinanze, a conferma del convincimento che il locale assurgeva a punto di ritrovo ovvero punto di ristoro per vedette e spacciatori così come emerso nelle attività d’indagine. 

Si cita infine un grave episodio avvenuto nei pressi del locale in data 30 marzo scorso, quando il pregiudicato Giuseppe Moccia veniva attinto da due colpi d’arma da fuoco, rimanendone ferito, esplosi da ignoti a bordo di uno scooter. Il locale in passato è già stato oggetto di ben 2 sospensioni della licenza ex art. 100 T.u.l.p.s. proprio per tali problematiche riscontrate nel corso del tempo.

Il prefetto di Roma Matteo Piantedosi, nell’ambito dell’attività di monitoraggio e analisi dei fenomeni di criminalità correlati all’attività di esercizi pubblici, esaminati gli approfondimenti dei Carabinieri, ha proposto all'amministrazione comunale la revoca della licenza all’esercizio pubblico in questione.

Alla proposta, infatti, che si inserisce in un momento di particolare attenzione da parte della Prefettura a territori e ambienti degradati e particolarmente esposti a pericoli per la sicurezza pubblica, ha fatto seguito il provvedimento di revoca del sindaco di Roma che i Carabinieri hanno notificato.

Revoca della licenza al bar Moccia 

Ancora pugno duro dunque, nei confronti delle attività commerciali che possano rappresentare un vulnus per l'ordine e la sicurezza in città. Stesso provvedimento era infatti stato preso lo scorso 20 di marzo con la revoca della licenza del bar Moccia a Tor Bella Monaca, già balzato agli onori della cronaca in passato. Anche in quel caso, a seguito degli esiti delle riunioni del Comitato Provinciale per l'Ordine e la Sicurezza Pubblica focalizzate sui fenomeni di criminalità correlati ai pubblici esercizi, è venne infatti disposta la revoca della licenza dell'attività di somministrazione.

Le indagini sviluppate dai Carabinieri del Gruppo Frascati, nel corso del tempo, accertarono nel bar "criticità per l'ordine pubblico e la sicurezza dei cittadini". Dopo una sospensione dell'attività per una settimana disposta dal Questore di Roma, ulteriori accertamenti rilevarono che il locale in questione era "abitualmente utilizzato come base logistica e operativa per il traffico di stupefacenti e per la pianificazione del controllo del territorio da parte di sodalizi criminali che operano nel quartiere". 

Un provvedimento interdittivo, quindi, reso necessario per "impedire che la prosecuzione dell'attività" potesse "continuare a costituire un evidente pregiudizio per la collettività e per prevenire la commissione di ulteriori reati", si leggeva in una congiunta di Prefettura e Campidoglio. 
 

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