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Martedì, 18 Giugno 2024
Cronaca

Rebibbia, detenuto si arrampica su una gru: sei ore di trattativa per farlo scendere

L'uomo è sfuggito ai controlli ed è riuscito a salire sino in cima. A convincerlo a scendere gli esperti della squadra negoziatori della questura di Roma

Attimi di tensione domenica mattina nel carcere di Rebibbia. Un detenuto romano, durante l’uscita in cortile, è riuscito a sfuggire ai controlli e si è arrampicato sulla gru presente all’interno per alcuni lavori, minacciando di gettarsi nel vuoto.

L’uomo, un 45enne romano, è riuscito scavalcare la recinzione del cortile passeggi e una seconda perimetrazione salendo sulla gru poco prima delle 10: “Mandatemi un elicottero”, è stata una delle frasi che ha urlato, camminando avanti e indietro lungo la struttura. Si tratta di un detenuto del reparto G11, in carcere per detenzione abusiva di armi, maltrattamenti in famiglia e minacce. Avrebbe dovuto terminare la pena ad aprile 2024, ma domenica mattina si è arrampicato sulla gru e una volta in cima ha iniziato a chiedere di poter "parlare con qualcuno" del suo caso.

La trattativa della squadra negoziatori della questura di Roma

A convincerlo a scendere, alla fine, sono stati gli uomini scelti della squadra negoziatori della questura di Roma, una nuova unità mista che fa capo all'ufficio prevenzione generale della questura ma agisce su input del questore. La squadra è composta da personale della squadra mobile, della digos e del Sic, la squadra interventi critici: si tratta di personale specializzato che interviene in casi come questi, quando le prime trattative falliscono. Intorno all'una di domenica, dopo tre ore di inutili trattative, questore e direttrice del carcere hanno deciso di inviare la squadra sul posto, e alle 15, dopo quasi sei ore, il detenuto ha acconsentito a scedere dalla gru.

I sindacati: "Carceri al limite, serve un aiuto"

Sul posto erano presenti anche i vigili del fuoco, che hanno aiutato il detenuto a scendere in sicurezza: “L’episodio di oggi evidenzia come la situazione nelle carceri italiane sia arrivata a un punto di non ritorno, gli episodi gravi che si verificano sono all’ordine del giorno - ha detto Aldo Di Giacomo, segretario generale del S.PP. Sindacato Polizia Penitenziaria - Il detenuto in questione potrebbe avere problemi psichiatrici, problematiche che sempre di più sfuggono ai controlli e che si verificano con maggiore frequenza. Per questo tipo di detenuti sarebbe opportuno il trasferimento in apposite strutture che possano curare, perché prima che essere detenuti sono pazienti”.

"Siamo alle prese con un ennesimo gesto di protesta estremo di un detenuto nelle nostre prigioni che, da un lato è indice del disagio in cui versa l'utenza, specie quella affetta da patologie psichiatriche e che rimane pressoché abbandonata a se stessa, dall'altro conclama la vulnerabilità del sistema penitenziario le cui sorti si reggono per quel che è possibile esclusivamente sul diuturno sacrificio degli operatori, primi fra tutti quelli del Corpo di polizia penitenziaria in sottorganico di 18mila unità - ha detto Gennarino De Fazio, segretario generale della Uilpa Polizia Penitenziaria - Sperando che l'episodio in questione si risolva senza conseguenze particolari, evidenziamo che non sempre va così e che, anche per un semplice dato statistico, non potrà sempre essere così".

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